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Un cerotto sulla pompa

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Le cosiddette accise mobili, proposte dal Governo della Repubblica per fronteggiare l’aumento del costo del carburante, funzionano in questo modo: se il prezzo dei carburanti sale rispetto al valore di riferimento fissato nei documenti di finanza pubblica, l’Esecutivo può ridurre per un periodo limitato l’accisa con un decreto del Ministero dell’Economia delle Finanze e del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, usando il maggior gettito IVA che nasce proprio dall’aumento dei prezzi alla pompa. 

È la strada che il Governo Meloni sta valutando in questi giorni davanti ai rincari legati alle tensioni in Medio Oriente. Il problema è che, al 12 marzo 2026, il diesel self è già attorno o sopra i 2 euro al litro in molte Regioni e la benzina self si muove intorno a 1,80 euro. Il punto è che questa soluzione è quasi inutile. Si basa sulle medie del bimestre precedente, richiede un decreto attuativo e si finanzia con l’extragettito IVA prodotto dallo stesso rincaro che sta colpendo famiglie e imprese. In altre parole, Giorgia Meloni si muove dopo che il danno è già arrivato e offre un sollievo debole, incerto e tardivo. 

Il giudizio diventa ancora più duro se si ricorda che nel 2023 l’Esecutivo in carica ha lasciato scadere il taglio generalizzato delle accise introdotto nel 2022 e che dal 01 gennaio 2026 ha allineato le accise di benzina e gasolio a 672,90 euro per mille litri, aumentando il peso fiscale sul diesel. Oggi, dopo avere rinunciato a un intervento largo e immediato, Palazzo Chigi prova a presentare come svolta una correzione minima e condizionata. 

Ora, se il Governo volesse intervenire davvero, gli strumenti ci sono. Il primo è un taglio netto e immediato dell’accisa per un periodo breve e definito, finanziato con risorse di bilancio. Il secondo è un intervento mirato su autotrasporto, agricoltura e attività produttive più esposte, attraverso crediti d’imposta e rimborsi sul gasolio già usati in passato. Il terzo è un aiuto diretto ai redditi più bassi e ai pendolari, sotto forma di bonus carburante o bonus trasporto, perché pochi centesimi distribuiti a tutti spesso non cambiano nulla, mentre una misura selettiva può incidere davvero. 

I controlli contro la speculazione servono, però da soli non abbassano il prezzo alla pompa e non sostituiscono una scelta fiscale seria. La verità politica è drammaticamente semplice. Meloni aveva alimentato per anni la retorica dell’abolizione delle accise. Oggi, invece, ripiega su un meccanismo che dal 2023 non è mai stato davvero attivato e che, anche se partisse, difficilmente cambierebbe la vita di chi deve fare rifornimento ogni settimana. Non è una risposta forte. È l’immagine di un Esecutivo che sulla benzina preferisce l’annuncio alla decisione.

Prof. Daniele Trabucco – Costituzionalista

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

Foto Copertina: immagine generata dall’AI

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