Quanto è accaduto in data odierna all’aeroporto di Bengasi, che ha “bloccato” la delegazione europea che doveva discutere del problema inerente ai flussi migratori, va ben al di là della “incomprensione protocollare”.
La Libia, com’è noto, è oggi uno Stato di fatto diviso: a ovest, il Governo di unità nazionale appoggiato dalle Nazioni Unite con capitale Tripoli; a est, un Esecutivo parallelo sostenuto dal generale Khalifa Haftar con capitale Bengasi.
Quest’ultimo ha, da tempo avviato, un processo di consolidamento istituzionale e militare, reclamando legittimità politica e autonomia nella gestione delle relazioni internazionali. Il diniego all’ingresso della delegazione europea va, allora, letto come un atto di riaffermazione della propria sovranità territoriale e, più profondamente, della propria pretesa di rappresentanza esclusiva nella regione orientale del Paese. Il gesto, inoltre, ha chiaramente un valore di segnalazione diplomatica: il Governo orientale intende porre condizioni e limiti alla cooperazione con l’Unione europea, specialmente sul tema dei flussi migratori.
Impedire l’accesso fisico a esponenti apicali dell’UE e a ministri di Stati membri significa, in termini politici, disconoscere l’autorità negoziale del governo di Tripoli e, dunque, ribadire che qualsiasi trattativa sul contenimento della migrazione, sui rimpatri o sull’eventuale istituzione di centri di accoglienza sul territorio libico non può prescindere dal coinvolgimento diretto della Libia orientale. È una strategia che mira a ottenere, in forma implicita, un riconoscimento politico di fatto da parte delle cancellerie europee, al di là della mancanza di una formale legittimazione internazionale.
Il gesto ha poi, infine, un risvolto interno. In un Paese segnato da continue tensioni tra milizie e da equilibri instabili, il controllo sulle relazioni con l’esterno è anche una forma di accreditamento interno.
Mostrare di poter “interdire l’ingresso” a rappresentanti stranieri costituisce una manifestazione di forza e di indipendenza funzionale al rafforzamento del proprio ruolo nel panorama libico. In questa chiave, l’episodio si iscrive nel tentativo di Haftar e dei suoi alleati di consolidare il proprio dominio istituzionale attraverso atti simbolici ad alta visibilità mediatica.
Prof. Daniele Trabucco – Costituzionalista
In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it
Foto copertina: credits by www.quirinale.it

