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Home Fuori dal Silenzio Inchieste Andrea: “La mia vita dopo il vaccino. Niente polemiche, solo una storia da ascoltare”

Andrea: “La mia vita dopo il vaccino. Niente polemiche, solo una storia da ascoltare”

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Quando si parla della pandemia di Covid-19, per molti è solo un capitolo chiuso negli archivi della storia recente. Per Andrea Meriggioli, invece, quegli anni sono stati l’inizio di un percorso che ha stravolto la sua quotidianità, la sua salute e il modo di vivere.

Andrea ha 49 anni, vive in Umbria, in una zona periferica dove il silenzio spesso abbatte le parole. Anche lui fa parte dell’Associazione Persone In Cammino, a supporto di danneggiati da vaccino e familiari delle vittime presente su tutto il territorio nazionale.


Covid e vaccini, l’inizio della fine

«Il periodo Covid l’ho vissuto in modo disastroso», racconta. Aveva già alcuni problemi di salute, certo, ma riusciva a trovare una routine, a muoversi con una certa autonomia e a portare avanti la sua vita, nonostante tutto. Poi è arrivata la pandemia e, con essa, un cambiamento radicale: prima dentro e poi fuori di lui.
La svolta, ci confida Andrea, difficile da descrivere senza passare per estremista o apocalittico, si è avuta subito dopo il ciclo vaccinale. Andrea ha ricevuto tre dosi, spinto anche dalla necessità di continuare a lavorare, perché lo stipendio universitario non era di certo generoso e le regole del mondo del lavoro richiedevano il vaccino. Ma quello che doveva rappresentare protezione, per lui si è trasformato in un peso crescente sul corpo. Le dosi e la perdita dell’autonomia «Essendo affetto da sclerosi multipla, mi era stato consigliato di sottopormi alle vaccinazioni in quanto categoria fragile. Prima del vaccino però, riuscivo a camminare cinque o sei chilometri con l’ausilio di un deambulatore», dice. «Dopo le dosi non riuscivo a fare nemmeno un chilometro». Una debolezza profonda, associata a un’infiammazione persistente e a disturbi del sonno che lo hanno accompagnato per anni, trasformando la vita di tutti i giorni in una sfida continua.
Nei giorni successivi alla vaccinazione, racconta, la fatica fu tale che perfino dormire diventò difficile. Per oltre due anni la notte durava appena quattro o cinque ore. Solo di recente, piano piano, è riuscito a recuperare un ritmo più normale di sonno notturno. «È un piccolo sollievo, ci racconta Andrea con la voce di chi ha imparato a convivere con una stanchezza che non abbandona, ma non cancella tutto il resto».


I tentativi di cura e lo Stato assente

Nel tempo ha provato anche terapie alternative, alcune con benefici limitati ma percepibili. Ha cercato risposte, ha raccolto documentazione medica e provato approcci di riprogrammazione cellulare, un concetto di cura che gli ha dato qualche speranza, almeno all’inizio. Eppure, il peso di una rete sanitaria che non sempre è riuscita ad ascoltare o a fornire riscontri concreti si è fatto sentire.


Un altro aspetto doloroso di questa esperienza è la perdita di persone care. «Un mio vecchio amico era una persona sana, non fumava, non beveva, era vegetariano. Ed è morto all’improvviso». Non è stato possibile stabilire una connessione causale diretta, ma l’impatto emotivo resta profondo e i dubbi, alla luce di quanto si assiste quotidianamente con il fenomeno delle morti improvvise, misteriose e in costante aumento, sono tanti.


Vivere in periferia, inoltre, ha significato sentirsi ancora più soli. «Non ci sono molti appoggi, racconta, non trovi facilmente persone con cui condividere la quotidianità o cercare comprensione». Le attività essenziali riesce a farle, certo, ma tutto il resto richiede più sforzo, più tempo, più energie. Andrea, “lasciato indietro” Quando gli si chiede quale sentimento prevalga oggi, la risposta è netta: delusione. Una delusione che non nasce dal rifiuto di salvaguardare la salute pubblica, ma da quella sensazione di essersi ritrovato, insieme a tanti altri compagni di sventura colpiti da effetti avversi, «lasciato indietro». «Ci sono persone con ruoli importanti, osserva, che non parlano quasi mai di chi ha avuto problemi dopo il vaccino. Questo silenzio pesa».


Andrea non cerca polemiche, né vuole essere l’esempio estremo di una rivoluzione culturale. Quello che desidera è ascolto e responsabilità. «Se potessi parlare con chi ha preso decisioni in quegli anni chiederei cosa pensano oggi di chi, come me, ha vissuto queste difficoltà. Perché quello che è successo ha avuto un impatto reale sulla mia vita». La sua quotidianità è cambiata radicalmente: quelle passeggiate, quelle serate, quell’energia di un tempo adesso sono ricordi. Anche una semplice camminata richiede l’ausilio di un deambulatore. È cambiato lui, cambiate le sue abitudini, la sua percezione del futuro. «Non voglio essere un simbolo. Voglio solo che la mia storia serva a ricordare che dietro i numeri, le statistiche e le decisioni ci sono persone reali. E che alcune di loro, oggi, stanno ancora aspettando di essere ascoltate».

Ingrid Busonera 

Fuori dal Silenzio

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