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Home Aziende Economia Quando anche “premere invio” può diventare una violazione fiscale: la nuova linea dura della Cassazione

Quando anche “premere invio” può diventare una violazione fiscale: la nuova linea dura della Cassazione

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Con quattro ordinanze depositate il 12 marzo 2026 (nn. 5635, 5636, 5638 e 5639), la Sezione Tributaria della Corte di Cassazione ha acceso un nuovo faro sulle responsabilità dei professionisti nelle violazioni fiscali delle imprese. 

Il punto centrale della decisione riguarda il ruolo del commercialista nella trasmissione telematica delle dichiarazioni e il possibile concorso nelle violazioni tributarie commesse dal cliente. 

La novità è significativa perché la Suprema Corte affronta per la prima volta in modo esplicito una situazione molto diffusa nella pratica professionale: il caso del professionista che non redige la dichiarazione ma si limita a trasmetterla telematicamente all’Agenzia delle Entrate.

La conclusione dei giudici è netta: anche in questa ipotesi può configurarsi il concorso nella violazione tributaria, ai sensi dell’articolo 9 del decreto legislativo n. 472 del 1997.

Un orientamento che si consolida

Le ordinanze del marzo 2026 si inseriscono in un orientamento giurisprudenziale già emerso negli ultimi anni e rafforzato da alcune decisioni del 2024 e del 2025. L’idea di fondo è semplice: quando un soggetto contribuisce, anche indirettamente, alla realizzazione di una violazione fiscale, può essere chiamato a risponderne insieme al contribuente.

Il principio del “concorso” significa proprio questo: non serve essere l’autore principale dell’illecito. Basta aver fornito un contributo che abbia reso possibile o agevolato la violazione.

Finora la questione riguardava soprattutto il professionista che predisponeva la dichiarazione contenente dati non corretti. In quel caso il coinvolgimento appariva evidente.

La nuova pronuncia va oltre.

Il passaggio più interessante riguarda il ruolo del professionista che invia telematicamente la dichiarazione predisposta dal cliente o da altri soggetti.

Molti studi professionali svolgono proprio questa funzione: ricevono il modello già compilato e lo trasmettono all’amministrazione finanziaria attraverso i canali Entratel o Fisconline.

Secondo la Cassazione, però, anche questa attività apparentemente “tecnica” può assumere rilievo giuridico. Se il professionista è consapevole della violazione o avrebbe potuto accorgersene con la normale diligenza, la sua attività non è più neutrale.

In altre parole: la trasmissione non è sempre un atto meramente formale. Può diventare parte del comportamento che consente alla violazione di concretizzarsi.

Questa interpretazione non riguarda solo gli studi professionali. Ha un impatto anche sul mondo delle imprese. Negli ultimi anni molte aziende hanno sviluppato modelli organizzativi in cui la contabilità è gestita internamente e il professionista interviene solo per la validazione o l’invio telematico delle dichiarazioni.

Le ordinanze della Cassazione suggeriscono che questo schema potrebbe non bastare più a delimitare le responsabilità, il messaggio è chiaro:

il professionista non può limitarsi a svolgere un ruolo “meccanico”, mentre l’imprenditore non può pensare che l’affidamento a un consulente lo sollevi automaticamente da ogni responsabilità. La giurisprudenza ha già chiarito che il contribuente deve comunque vigilare sull’operato del professionista incaricato e sull’adempimento degli obblighi fiscali.

Queste decisioni si inseriscono in un contesto più ampio. Negli ultimi anni l’amministrazione finanziaria e la giurisprudenza hanno progressivamente ampliato gli strumenti di controllo e responsabilità.

La digitalizzazione dei dati fiscali, la tracciabilità dei flussi e l’incrocio automatico delle informazioni stanno trasformando il rapporto tra imprese e fisco.

Non è più solo una questione di dichiarazioni o accertamenti. È una rete di responsabilità condivise che coinvolge imprenditori, consulenti e intermediari.

Per gli imprenditori il significato di queste pronunce è molto concreto.

La gestione fiscale non è più un ambito che può essere semplicemente “delegato”. Richiede attenzione, controllo e dialogo continuo con i propri consulenti.

Il commercialista resta una figura fondamentale, ma il rapporto con l’impresa diventa sempre più simile a una alleanza strategica, in cui entrambi devono vigilare sulla correttezza dei comportamenti fiscali.

Le ordinanze della Cassazione non introducono un nuovo reato, ma tracciano una linea chiara: nella lotta all’evasione non esistono più ruoli completamente neutrali.

Anche un gesto apparentemente semplice – come inviare una dichiarazione con un clic – può diventare parte di una responsabilità più ampia.

Per il sistema fiscale italiano è un ulteriore passo verso un modello in cui controlli, responsabilità e tecnologie si intrecciano sempre di più.

E per imprese e professionisti il messaggio è inequivocabile:

nel nuovo scenario del fisco digitale la prudenza non è più solo una virtù, ma una necessità strategica.

Mario Vacca

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

Foto copertina: immagine generata dall’AI

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