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Gente di fabbrica: Daniele Bernini

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Imprenditore e tuta blu. Blue collar.

La tuta blu della metalmeccanica è un abito mentale. Per la Gazzetta dell’Emilia Daniele Bernini ha scelto un ragionato abbigliamento casual, in perfetto tono su tono. Ma il blu scivola fuori da ogni movimento, da ogni pensiero. Da ogni parte del dialogo-intervista.

Un selezionatore del personale di esperienza ha la presunzione di distinguere chi lavora e sa lavorare da chi la racconta solamente. Lo capisce dal movimento, dal livello di coriaceità delle mani e dalla forza della stretta, dall’entusiasmo che si accende nello sguardo durante la descrizione del proprio lavoro.

Non si discosta da questi criteri, il colloquio di conoscenza finalizzato all’assunzione condotto dal titolare della BFB Group. Cerca l’interesse per il lavoro nella postura e nell’attenzione. Vuole i fatti. Le parole sono di contorno.

Metodo, rigore, applicazione; dedizione e responsabilità. Il lavoro nel settore metalmeccanico è questo. Stessi motivi ispiratori della sua vita di operaio specializzato, prima, e di imprenditore, dal 1998 ad oggi.

L’acronimo BFB sta per Bernini e riporta anche le inziali dei cognomi degli altri due soci che con l’intervistato hanno dato il via all’impresa. Da qualche tempo i due soci hanno terminato il loro impegno presso l’azienda. Daniele Bernini ha mantenuto lo stesso nome della ragione sociale ed è l’unico titolare di BFB Group, oggi. 

BFB è un’azienda di alta specializzazione nella produzione e lavorazione per conto terzi di impianti per l’industria alimentare e farmaceutica e per i settori petrolchimico, automotive e geo-termico.

Il decollo è avvenuto a Varano de’ Melegari, nella zona industriale. Lo sviluppo e l’ulteriore specializzazione a Medesano, in una zona con bassa densità d’impresa ma con alta potenzialità, in strada Ghiaie, un innesto viario – parallelo alla strada statale 357, dalla parte del fiume – dell’ultima rotonda che porta al ponte Arturo Montanini arrivando da Noceto e in direzione Medesano.

BFB Academy

Il viaggio nella quotidianità della BFB inizia in officina. Daniele Bernini dirige qui l’attenzione, nella parte sinistra dello stabilimento dove ha allestito un laboratorio di saldatura. 

Depista lo sguardo dalla raffinata e imponente scala a chiocciola in acciaio disegnata e prodotta in azienda, un elemento d’arredo strutturale che comunica nell’immediatezza visiva lo stile dell’imprenditore.

Al piano terra, diverse lavorazioni in corso d’opera. Ad una di queste ha lavorato fino a qualche minuto fa l’operaio incrociato all’ingresso principale alle ore diciannove “e che – fa notare il titolare – lavorerà anche sabato mattina e sabato pomeriggio con il sottoscritto. Abbiamo una consegna in agenda e dobbiamo tenere fede ai tempi concordati. I collaboratori garantiscono supporto nelle situazioni straordinarie, sempre. E io sono con loro.”

Ma il personale specializzato rappresenta una criticità. Difficile trovare candidati con competenza adeguata nella saldatura a Tig. Comincia con questo focus la narrazione della storia d’impresa.  “L’azienda è cresciuta nel corso del tempo. Abbiamo fidelizzato i clienti, che hanno garantito e ampliato le commesse. Il lavoro aumentava mentre la difficoltà di assumere persone con manualità nella saldatura a Tig rimaneva costante.”

Da qui, la collaborazione con un’agenzia per il lavoro già presente sul territorio e attiva nella formazione del personale in collaborazione con altre aziende. “Ho cominciato ad utilizzare i servizi di ricerca, selezione e somministrazione delle agenzie per il lavoro nel 2005. I commerciali delle agenzie per il lavoro si presentano e propongono i loro servizi, ma il problema rimane la competenza dei candidati. Allora, ho accettato la sollecitazione di una agenzia per il lavoro e abbiamo creato la scuola o percorso di formazione, che abbiamo chiamato BFB Academy.” 

Cinque postazioni alla saldatura a Tig, alternate ad altrettante per la lavorazione. Dieci candidati in formazione per ogni ciclo formativo. Fino ad oggi sono stati tre: Luglio, Ottobre, Novembre 2025. Centosessanta ore per ogni percorso, cioè un mese di formazione a tempo pieno. I corsisi stanno alle macchine e si spostano al piano superiore, nell’aula dedicata alla formazione, per prendere appunti e fare domande al docente, per ascoltare affondi di teoria. 

Chi sono gli allievi? “La provenienza e il genere dei candidati dipendono dalla motivazione e dall’attitudine al lavoro. È questo il criterio di selezione principale alla BFB. È il filtro. Abbiamo accolto persone in formazione provenienti da diversi Paesi del mondo. E non solo di genere maschile. Abbiamo infranto il pregiudizio che associa il settore metalmeccanico al solo genere maschile. La formazione ci ha permesso di individuare candidati e candidate idonee a questo tipo di impegno professionale. Ne abbiamo assunti diversi in somministrazione, donne e uomini

Recruiting, onboarding

Formazione e competenza a parte, dal 1998 ad oggi, quali sono le maggiori difficoltà nella gestione del personale? La risposta è sicura e immediata: “La paga globale, cioè la modalità che propone l’aggregazione alla tariffa oraria di tutti gli istituti: tredicesima, trattamento di fine rapporto e ferie. Il lavoratore percepisce uno stipendio più alto, ogni mese. E spesso sceglie di lavorare per le società che prospettano questo tipo di retribuzione.”

Un’illusione ottica più di una volta economicamente penalizzante per il lavoratore e oggetto di contenziosi legali perché la paga globale dovrebbe rispecchiare il compenso certo e continuativo, mentre alcune componenti della retribuzione sono collegate a elementi variabili, quale ad esempio l’inflazione. 

A che cosa è dovuto il forte appeal della paga globale? “Al costo della vita, all’innalzamento dell’età della pensione che sempre più percepiamo come irraggiungibile e agli stili di vita, condizionati dall’attuale modello consumistico. Molti lavoratori hanno bisogno di uno stipendio alto, subito. Non possono aspettare il trattamento di fine rapporto oppure la tredicesima mensilità. La frammentazione del tempo di vita e le sollecitazioni al consumo ci mettono in condizione di non considerare le assenze retribuite, cioè le ferie e i permessi, come una tutela ma come elemento da monetizzareCi sono molte persone che vivono al di sopra delle loro possibilità.

Silenzio di riflessione e riprende ad argomentare, Daniele Bernini: “Fatte le dovute differenze, facciamo un esempio pratico. Questa azienda conta oggi venticinque persone al lavoro, altrettante ne abbiamo nello stabilimento di Ponte Scodogna a Collecchio e undici sono impegnate in quello di Parma capoluogo. E’ un’azienda solida per numero di clienti e per competenza e storia. In poco tempo potrebbe collassare se non ci fosse un costante e continuo monitoraggio delle azioni, una tenace presenza al lavoro.

Il motto quotidiano è: obiettivi realizzabili. Attraverso una programmazione fattuale delle azioni di lavoro. E luciditàLo stesso motto vale per un lavoratore. Non solo per un’azienda.

Dall’impresa al gruppo di imprese

Lucidità spietata, nel solco del rispetto delle relazioni professionali. 

Capita di rubare competenze altrove? Di corteggiare e proporre assunzioni a operai specializzati in forza presso altre imprese? “Solo una volta è capitato. Un furto al patrimonio di competenze di BFB. È un meccanismo che innesca malumore e qualche volte ripicche reciproche. Un lavoratore ha il diritto di scegliere di andarsene. Come titolare cerco di gratificare economicamente i lavoratori in modo adeguato, per mantenere costante e motivata la loro collaborazione. E cerco di rispettare il codice d’onore informale tra le imprese del territorio e di non rompere gli equilibri altrui. Non si rubano le competenze. 

Si rispetta il lavoro altrui quando si conosce il valore del lavoro. Conosce il valore del lavoro chi lavora.  Un’impresa raggiunge il suo obiettivo se la rete territoriale funzionaUn’azienda ha successo se mantiene attivo il dialogo con altre organizzazioni produttive del territorio. Vale per i conto-terzisti e per i produttoriVale per tutti.”

Dal 1998 ad oggi, il mercato del lavoro ha vissuto diversi punti di svolta a partire dalla crisi del 2008. Imprese cadute sul campo e altre ridimensionate. In controtendenza, BFB ha mantenuto il passo e il ritmo. “Nel corso degli anni società che contavano competenze eccellenti hanno terminato la loro attività per cause di forza maggiore. Qualcuno dei professionisti penalizzati dalla chiusura ha preso contatto con me. Ci siamo conosciuti. Ci siamo osservati. Ho cercato di capire se la mia visione di impresa ispirata alla concretezza potesse essere condivisa. La risposta sta nei due nuovi stabilimenti di più recente inaugurazione: BFB piping e BFB meccanica. BFB piping produce tubi a Ponte Scodogna, a Collecchio. Entro breve la produzione di BFB piping verrà trasferita nello stabilimento principale del gruppo, cioè a MedesanoBFB meccanica, con sede in Parma capoluogo, si occupa invece di lavorazioni di grandi dimensioni e utilizza impianti di tornitura e di fresatura. È recente la costruzione e la produzione di autoclavi. Un manufatto completo con il brand BFB.

La differenziazione della produzione è la risposta al mutamento delle richieste del mercato? “Sì, la valutazione razionale delle richieste del mercato ha suggerito l’ampliamento graduale delle attività.”

Nel corso del tempo quale è il più forte elemento di trasformazione delle condizioni imposte dal mercato? “La durata delle commesse. L’orizzonte temporale si è ridotto. Prima vedevamo avanti fino a un anno. La visione ora si ferma a tre mesi. È importante affidarci ad un’analisi razionalecome sempre.”

La differenziazione della produzione ha permesso all’azienda un dialogo più agile. “La differenziazione e, a volte, la dismissione temporanea di alcuni tipi di produzione. Ci siamo occupati per un certo tempo, e ci occupiamo ancora anche se con una frequenza minore, di componenti per l’arredo d’interni e per l’edilizia.”

La scala a chiocciola all’ingresso dell’azienda di Medesano è un esempio. “Non solo. Abbiamo realizzato anche componenti per l’edilizia con materiale di tendenza secondo l’attuale design architettonico come l’acciaio corten con il suo aspetto vissuto che a me piace molto. Questo capitolo di impegno in questo momento è sottotraccia. Se ne occupava un collaboratore altamente specializzato, che ora è impegnato presso la nostra scuola di saldatura e si sta rivelando un docente di grande qualità. Questo è un altro indicatore della nostra flessibilità organizzativa. Ragionata e possibilista.

Start up e fasi di sviluppo 

Dalla cronaca alla storia. “Vengo da una scuola professionale, Cfp di Fornovo di Taro. Alla fine degli studi sono andato a lavorare in un’azienda di Felegara Taro. Il lavoro mi piaceva. Tra il sottoscritto e altri due colleghi comincia un confronto, ai margini del lavoro quotidiano. Ogni giorno, almeno due ore di straordinario. Contenti, tutti e tre del lavoro. Ma volevamo lavorare in modo diverso, con un’organizzazione diversa.”

Forse l’esigenza di giocare una partita in un altro campo, fuori casa. Oppure di prendere parte ad un torneo? La metafora fa effetto. E ritorna alla cronaca dell’inizio di BFB. 

“Il dialogo fra noi tre colleghi, a un certo punto, non era più sufficiente. A noi mancava la competenza tecnico-pratica per capire se le nostre idee fossero realizzabili. Siamo andati da un consulente. Il primo commercialista ci ha detto di lasciare perdere. Allora, siamo andati da un secondo professionista, che ha confermato il suggerimento del primo. Una terza opinione era necessaria per tre persone decise a iniziare una nuova avventura imprenditoriale. Il terzo esperto ci ha incontrato di sabato. Non dimentico le sue parole: se tutto quello che avete detto è vero che cosa aspettate a mettervi in società? Gli abbiamo chiesto di quantificare la sua richiesta economica per seguire la nuova azienda. Niente: ha risposto. Se partite con il lavoro e tutto funziona mi farebbe piacere seguirvi come professionista e ci regoleremo nel corso del tempo. Quel consulente è ancora il referente tecnico-economico di BFB.”

Dal 1998 fino al 2009: BFB produce e lavora a Varano de’ Melegari.

Nel 2009: si trasferisce a Medesano, per rispondere alle esigenze di spazio.

Nel 2018: apre i battenti BFB piping a Ponte Scodogna, Collecchio.

Nel 2021: BFB meccanica, in Parma capoluogo, inizia la produzione di autoclavi.

Nel 2026 è previsto il trasferimento della produzione di BFB piping a Medesano a fianco e a complemento dello stabilimento principale.

Passaggio generazionale

Gradualità, obiettivi realizzabili. Sono gli indicatori dello stile imprenditoriale di Daniele Bernini. È in fase di valutazione un futuro passaggio generazionale? “Mia figlia è impegnata in una delle aziende del gruppo. È in fase di osservazione e valutazione. Mio figlio, se vorrà, potrà cominciare a collaborare. Credo che ciascuno debba seguire sé stesso.

Essere figli di un imprenditore potrebbe condizionare le scelte future.  Ribatte con gli occhi, ma la risposta è chiara: “Io sono un lavoratoreSono diventato imprenditore lavorando.”

Con le parole risponde così: “Nel corso di questi anni il mio lavoro è cambiato. Ho cominciato a delegare alcune funzioni, per le quali ho competenza e interesse. La parte commerciale mi piace molto. La parte burocratica mi piace meno. Sono un uomo d’officina. Ho scelto il lavoro che faccio. È corretto che anche i figli scelgano la loro strada, in modo razionale e libero.

Il passaggio generazionale oppure una delega più pronunciata è un tema al vaglio dell’analisi di Daniele Bernini, che anagraficamente ha tutto il tempo per organizzare e promuovere un ulteriore sviluppo futuro di BFB.

La base sicura

Nell’azienda nella quale ho cominciato a lavorare rimanevo dieci ore. Otto ore di lavoro ordinario, almeno due ore di straordinario. Ogni giorno. Di sera lavoravo alla manutenzione e alla valorizzazione della mia casa almeno altre tre, quattro ore. Ho sempre lavorato dieci, quattordici ore al giorno. Più di una volta ho dedicato il sabato al lavoro. E anche adesso mi capita di lavorare con qualche collega qui in officina.”

Alla descrizione del tempo di lavoro aggiunge come nota non residuale la motivazione di questa grande applicazione al progetto di lavoro. “Ho raggiunto gli obiettivi professionali che avevo in mente grazie a chi ha saputo starmi accanto in questi anni.”  Monica Bertolotti è la compagna del suo impegno imprenditoriale che cammina insieme a quello affettivo. È la base sicura. È la forza tranquilla che garantisce la tenuta del lungo viaggio.

L’imprenditore tuta-blu era e resta un lavoratore. Con i galloni di nobiltà del settore metalmeccanico. E la calibrata lungimiranza di un uomo d’impresa.

Francesca Dallatana

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

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