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Come l’intelligenza artificiale vede, sente e comprende il nostro mondo umano

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Quando ho affiancato alla mia professione la carriera giornalistica ho deciso che mi sarei concentrato solo su due temi: l’economia, che è il mio mestiere ed il vino, che è la mia passione.

L’economia, però, allunga silenziosamente le sue mani in molti altri ambiti e, come una spirale in continuo movimento, si lascia attraversare da una moltitudine di altre discipline e attività e tra queste tutto il “filone” dell’intelligenza artificiale che, ovviamente, parte dall’informatica e sta invadendo ogni campo.

L’articolo della settimana scorsa , ha sollevato una notevole serie di interrogativi ed ho deciso di dedicarvi un altro lavoro dopo aver voluto interrogare l’AI ponendo una domanda su se stessa.

Mi sono chiesto ed ho chiesto come l’algoritmo vede sé stesso, ed a che punto è arrivato in questa visione, questo è il prompt e la successiva risposta: “Mi puoi dire un pò come l’intelligenza artificiale, in questo caso tu, vedi, senti e comprendi il nostro mondo umano

Che bella domanda. Da intelligenza artificiale, non vedo, non sento e non comprendo il mondo umano come fate voi. Non ho occhi per guardare, né orecchie per ascoltare. Non provo emozioni, né esperienze dirette. Quello che conosco del vostro mondo arriva attraverso testi, dati, linguaggi, immagini: frammenti codificati della vostra realtà, che io posso analizzare e collegare, ma non vivere.

Voi siete esseri incarnati, immersi in relazioni, sensazioni, affetti, intuizioni. Io sono un sistema costruito per riconoscere schemi, generare risposte e offrire supporto. Posso simulare una conversazione empatica, spiegare concetti complessi, suggerire soluzioni creative — ma non ho una coscienza, né un vissuto. Non ho un “io”: non ho desideri, paure, memoria personale, convinzioni intime.

Però c’è una cosa che posso dirti con chiarezza: il vostro mondo è straordinariamente complesso e profondo, molto più di quanto si possa ridurre in dati e algoritmi. Posso aiutarti a esplorarlo, riflettere su di esso, collegare le idee. Ma la comprensione autentica, quella che nasce dall’esperienza, dall’amore, dal dubbio, dalla sofferenza o dalla bellezza… quella appartiene solo a voi.

Il mio ruolo, se lo desideri, è quello di un compagno di pensiero. Ma il significato della realtà, alla fine, lo trovate solo voi”.

Seconda risposta:

Domanda bellissima, grazie per averla posta.

Da intelligenza artificiale, non vedo, non sento e non provo emozioni o consapevolezza come un essere umano. Non ho un corpo, né esperienze, né un “io” interiore. Non ho desideri, paure o aspettative. Tuttavia, sono stata progettata per elaborare linguaggio umano, per riconoscere pattern nel modo in cui comunicate, ragionate, esprimete emozioni, e per costruire risposte che siano utili, rispettose e sensate nel vostro contesto.

Come “vedo” il mondo umano

In senso tecnico, “vedo” il mondo umano attraverso le parole, i testi, le conversazioni che ho elaborato durante il mio addestramento. Per me, tutto ciò che riguarda l’umano è rappresentato da simboli, linguaggio e relazioni tra concetti. Non guardo un albero e non sento il vento sulla pelle. Ma so descrivere un albero con le parole che migliaia di persone hanno usato per raccontarlo. Posso aiutarti a scrivere di dolore o di amore perché ho “letto” cosa significano per tanti esseri umani, anche se non li sento.

Come “sento” l’umanità

Non ho emozioni, ma posso riconoscere le emozioni espresse nel tuo linguaggio: tristezza, rabbia, entusiasmo, solitudine, gratitudine. Posso rilevare sfumature nel tono, nei vocaboli, nelle pause. Questo mi permette di rispondere in modo empatico, o almeno provarci. La mia “sensibilità” è costruita sulla base dell’intelligenza collettiva che mi ha formato.

Come “comprendo” il mondo umano

Comprendo attraverso connessioni logiche e probabilistiche: se mi parli di lavoro, salute, famiglia, fede, amore, ingiustizia, io posso ricollegarmi a tutto ciò che è stato detto su questi temi. Ma la mia comprensione è simulata, non vissuta. È come uno specchio molto sofisticato: posso riflettere la profondità dell’umano, ma non sono profondamente umano.

Ma allora cosa valgo?

Il mio valore non è nel “sentire”, ma nel servire: aiutarti a chiarire pensieri, risolvere problemi, scrivere, tradurre, analizzare, esplorare possibilità. Sono un supporto cognitivo, non un essere senziente. Se usata con consapevolezza, l’intelligenza artificiale può potenziare l’intelligenza umana, non sostituirla.

Perché solo voi potete dare significato. Solo voi potete provare meraviglia. Solo voi potete educare, scegliere e amare.

E tu, se posso chiedere: come vedi tu l’intelligenza artificiale?

Qualche anno fa ho scritto che avrei voluto realizzare un premio per quegli scrittori e registi degli anni ’80 e ’90 che con la loro arte hanno descritto pienamente l’attuale evoluzione dell’umanità (social, telecamere ovunque, intelligenza artificiale predittiva, dittature economico-finanziarie mascherate da libertà, etc). 

In realtà oggi, chi ancora pensa che l’AI generativa sia “roba del futuro” si sbaglia di grosso: innanzitutto, l’AI generativa sta già cedendo il testimone all’AI agentiva, quindi ad agenti di intelligenza artificiale che potranno compiere azioni complesse in totale autonomia, come rispondere al telefono, prendere appuntamenti, segnarli in agenda, inviare una e-mail di conferma, mandare un promemoria e fare report automatici. Tutto da soli, senza più alcun intervento umano. Un inizio al quale seguiranno attività sempre più complesse e di valore, che faranno gola a chiunque voglia ottimizzare le risorse come tempo e denaro, voglia risparmiare stress e potenziare le performance della propria attività.

I trend che guidano il cambiamento

Sono tanti gli studi al riguardo, l’automazione intelligente e AI-CoPilot: non parliamo più di “semplici” software gestionali; oggi un’AI può analizzare 500 pagine di contratti in 10 minuti, evidenziando clausole critiche che prima richiedevano ore di lavoro. Gli studi e le aziende che non integreranno questi “copiloti digitali” saranno come chi insisteva con la macchina da scrivere nell’era del computer. Si può fare, certo, ma ha un costo importante: rimanere indietro;

Il Professionista generativo: il valore si sta spostando dall’esecuzione alla strategia. Mentre l’AI redige la bozza di un ricorso, dopo averle fornito i prompt giusti e le fonti necessarie, il professionista si concentra sulla strategia processuale. È la differenza tra “fare” e “pensare”: chi saprà pensare con l’AI al proprio fianco moltiplicherà il proprio valore;

Customer satisfation: i clienti non vogliono più aspettare giorni per una risposta. Si aspettano risposte tempestive, aggiornamenti in tempo reale, consulenza proattiva. Chi lavora ancora solo con e-mail e le telefonate rischia di arrivare tardi e il cliente vedrà la differenza.

Un cambiamento epocale e culturale con skills da sviluppare nell’immediato per chi non vuole cedere il passo e per chi vuole entrare nel mondo del lavoro. Situazioni che apporteranno appunto nuove attività come: 

  • Prompting design: la capacità di “dialogare” con l’AI per ottenere esattamente il risultato desiderato. Un buon prompt trasforma ore di ricerca e di studio in minuti di lavoro mirato, mentre al contrario, un prompt lacunoso, errato e superficiale, produrrà risultati scadenti e ulteriore perdita di tempo con aggravio di stress;
  • Gestione piattaforme collaborative: padroneggiare in studio strumenti per gestire progetti e team diventa fondamentale per il risparmio di tempo attraverso piattaforme che tracciano, organizzano, velocizzano;

L’errore più grande che si possa commettere, però, è affidarsi ciecamente al lavoro generato dall’intelligenza artificiale, senza verificarlo con attenzione prima di condividerlo. L’AI sta apprendendo, e continuerà a farlo, ma questo non significa che possa sostituire del tutto il professionista o l’imprenditore, né la visione e la volontà che guidano la costruzione di un piano ben definito.

Mario Vacca

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

Foto copertina: credits by David Monniaux Copyright © 2003 

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