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“Cereali e dintorni”: anno nuovo e vecchi problemi

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Anno nuovo vecchi problemi, e tante nuove incognite, elenchiamone alcune.

LE INCOGNITE

1)“Per venerdì è attesa la decisione della Corte Suprema USA riguardo la legalità dei dazi imposti al Resto del Mondo dall’amministrazione Trump. Qualora la decisione fosse contro Trump, sarebbe un segnale ribassista per il mercato dei cereali e della soia e dei sottoprodotti” (ma se succedesse sarebbe un caos ancora peggiore) 

2)“La Commissione EU propone l’accesso immediato a 45 miliardi di euro del bilancio della PAC di 293,7 miliardi di euro previsti per il 2028-34 per sostenere gli agricoltori. Inoltre, propone di rafforzare gli strumenti anticrisi con l’obiettivo di stabilizzare i mercati interni. L’annuncio arriva a scadenza del tempo per i 27 Paesi membri della EU per approvare l’accordo con il Mercosur, accordo che va ratificato il 12 gennaio” da Pellati informa. 

3) USDA di lunedì 12/1 che potrebbe indicare tagli di rese per il mais. 

4) La Cina sta continuando nei suoi acquisti “politici” di semi di soya quindi l’obbiettivo 12 milioni di tonnellate anche se in ritardo sul 31/12 u.s. è in arrivo dato che sembra abbiamo già raggiunto quota 10 milioni di tonnellate! 

5) Riguardo al cambio monetario si segnala quanto scrivono alcuni analisti, di un importante gruppo bancario francese operante in Italia, anche nel mondo Agrozootecnico CREDIT.AGRICOL: “Il Dollar Index beneficia come nel più classico dei casi del ritorno dell’incertezza geopolitica perché, tra gli analisti i pareri divergono in merito al fatto che la Cina possa provare o meno una “mossa” su Taiwan. Dal fronte della politica monetaria ormai Powell ha le settimane contate (scade a maggio); gli economisti “istituzionali” nel week-end hanno segnalato cautela: la Paulson membro della FED indica che il taglio dei tassi potrebbe esserci nell’ultima parte del 2026 a condizione che l’inflazione scenda; la Yellen (ex FED) continua a nutrire la preoccupazione che la dominanza fiscale imponga alla FED il mantenimento dello status quo. L’EUR/USD è il cambio che ha risentito maggiormente del ritorno del dollaro. Nelle prime battute la moneta unica ha lasciato sul terreno anche più del Dollar Index segnalando, come sostengono alcuni analisti, che questo riflette la debolezza politica europea nello scacchiere globale e che si assomma all’esperienza in Ucraina. Secondo gli analisti la situazione venezuelana potrebbe rapidamente ricomporsi concedendo quindi alla moneta unica un’opportunità di recupero. Quale potrebbe essere un più potente driver del dollaro nel 2026? Le aspettative delle prossime mosse della FED e la potenziale ingerenza di Trump. Le ultime dichiarazioni degli esponenti della FED pur lasciano aperta l’opzione accomodamento sono state caute nell’intorno di 1-2 riduzioni da 25 punti base cadauna quindi meno di quanto prezza il mercato e di quanto desidera Trump. Riduzioni più modeste dei tassi FED di quanto incorporato nei tassi a termine rimane, secondo alcuni analisti, una possibilità da non sottovalutare per il ritorno del dollaro. Le survey Bloomberg vedono ridursi la coda delle previsioni degli analisti al di sopra di quota 1.20”

Tuttavia, a fronte delle tante variabili, è difficile che il dollaro possa perdere la posizione di principale moneta rifugio e termometro delle crisi internazionali.

Indici Internazionali al 7 gennaio 2026

L’indice dei noli b.d.y. è sceso a 1.830 punti, il petrolio wti è sceso a circa 56 al barile, il cambio €/$ gira a 1,16928 ore 08,18.

Indici

Mario Boggini e Virgilio

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

Foto copertina: immagine generata dall’AI

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