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Aumento dei ricavi grazie alle strategie nel campo della sostenibilità

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L’Italia ha una leadership reale nella sostenibilità e le piccole e medie imprese rappresentano il bacino che svilupperà più cantieri e strategie Esg nei prossimi anni. 

Cinque anni fa la sostenibilità era ancora percepita nella nostra società come un “nice to have” per clienti che se lo potevano permettere, oggi è vissuta come una leva strategica imprescindibile ed una delle sfide maggiori è far dialogare e collaborare aziende di impostazione diversa: quelle che erogano servizi di pubblica utilità, quelle for profit e le nonprofit». 

Particolare attenzione bisogna porgerla al greenwashing che è in assoluto uno dei rischi che andranno presidiati di più anche per la non completa o corretta conoscenza della materia. Serve una nuova alleanza generativa tra pubblico, privato e terzo settore che sappia sfruttare le grandi potenzialità del nostro Paese e collaborare alla soluzione dei difficili problemi della filiera del valore. 

Si aggiungono poi le sfide legate ai problemi ambientali, per finalizzare al più presto i meccanismi di limitazione delle emissioni a livello globale, e quelle sociali. Le imprese non possono, da sole, risolvere i problemi del mondo; ma possono, assieme ad altri attori, proporre soluzioni di transizione attraverso lo strumento che più è loro congeniale: l’innovazione.

Le imprese possono trarre vantaggio dall’implementazione delle iniziative di sostenibilità. Ad esserne convinti sono i direttori finanziari (CFO) delle stesse aziende, che ritengono queste strategie fondamentali per generare dei vantaggi competitivi a lungo termine. E che, soprattutto, sono in grado di creare nuove opportunità di crescita e garantire una maggiore resilienza nel mercato di riferimento: questo è il motivo per il quale il 91 per cento delle imprese si sta adoperando per integrare gli aspetti ESG nelle proprie strategie aziendali. Un investimento che dovrebbe permettere un aumento dei ricavi già nel 2025. Un buon 80 per cento delle aziende, invece, ritiene di definire il proprio impegno sulla sostenibilità nel corso dei prossimi dodici mesi.

Quanto sopra emerge dal “CFO Sustainability outlook survey”, realizzata da BDO, che ha intervistato 550 CFO a livello globale per analizzare le tematiche legate agli aspetti ESG.

Sebbene la maggior parte delle organizzazioni intervistate si trovi ancora nelle prime fasi del proprio percorso di sostenibilità, i vantaggi dell’integrazione strategica delle iniziative in ambito ESG emergono chiaramente dalla nostra ricerca” – spiega Carlo Luison, Partner Sustainable Innovation di BDO in Italia, tra le principali organizzazioni internazionali di servizi alle imprese – “Una netta maggioranza di aziende che stanno già lavorando per integrare la sostenibilità nella strategia aziendale prevede una crescita dei ricavi nell’anno in corso, indicando quindi come un approccio maturo alla sostenibilità aziendale possa diventare un fattore chiave di differenziazione competitiva. Il percorso da seguire richiede anche un cambiamento nella mentalità organizzativa e prevede l’adozione, da parte dei CFO, di una visione aziendale più completa per garantire che le considerazioni sulla sostenibilità siano integrate nella gestione del rischio, nella generazione di ricavi e nella pianificazione strategica, allineando le iniziative in ambito ESG con gli obiettivi aziendali. Risulta quindi cruciale effettuare questa transizione – e iniziarla ora – per aumentare il valore aziendale a lungo termine e la resilienza dell’organizzazione”.

Nel corso degli ultimi cinque anni sono state avviate dalle aziende molte iniziative di sostenibilità: volendosi soffermare sul Return on Investment (ROI) i CFO riportano di avere registrato dei benefici nelle performance operative e in quelle finanziarie. Viene segnalato:

  • un aumento dell’innovazione e delle nuove opportunità di business (nel 37 per cento dei casi);
  • una crescita dei ricavi (nel 36 per cento);
  •  un più facile accesso a finanziamenti a condizioni favorevoli (nel 34 per cento).

Andando a verificare i principali settori di attività delle azioni che sono state analizzate nel corso della ricerca, si scopre che questi benefit risultano essere influenzati principalmente dalla presenza:

  • di modelli operativi specifici;
  • dalle dinamiche di mercato;
  • dal grado di esposizione alle diverse fonti di rischio.

Volendo entrare un po’ più nel dettaglio, viene segnalato un aumento dei ricavi del:

  • 40 per cento delle imprese del comparto manifatturiero;
  • 43 per cento di quello tecnologico;
  • 37 per cento di quello della sanità.

Sono diverse le minacce che le aziende devono affrontare in un contesto globale caratterizzato – tra l’altro – da un’accelerazione degli eventi meteorologici estremi e da una regolamentazione sempre più stringente a livello globale. In questo contesto leggermente più ampio, nel corso del 2025, i rischi legati agli aspetti ESG sono stati indicati dal 45 per cento dei direttori finanziari e si sono posizionati al terzo posto, arrivando subito dopo ai rischi operativi, che sono stati segnalati dal 48 per cento del campione, e a quelli legati al servizio o prodotto offerto, indicati dal 46 per cento.

La percezione dei rischi legati alle attività ESG, tuttavia, varia significativamente a seconda dei settori: vengono infatti considerati significativi da più della metà (il 58 per cento) delle aziende tecnologiche”, si legge nell’analisi. “Questo riflette probabilmente l’intersezione dei rischi ESG con quelli di altre aree, tra cui la sicurezza informatica, l’esternalizzazione di servizi a terze parti e l’uso dell’intelligenza artificiale”.

Anche se i CFO hanno messo in evidenza i benefici aziendali che derivano dagli investimenti effettuati in campo ESG, sono molte le aziende che ritengono che la sostenibilità costituisca un’iniziativa a parte, indipendente, e non una componente fondamentale della strategia aziendale. Questo fa comprendere il motivo per il quale la maggior parte dei progetti in materia di sostenibilità venga sviluppato come una risposta alle pressioni che arrivano dall’esterno e più precisamente da:

  • regolatori, per il 30 per cento;
  • altri stakeholder, per il 40 per cento.

Il 21 per cento degli intervistati ha comunque ammesso di essere al lavoro per integrare i progetti ESG nella strategia aziendale.

La vittoria di Donald Trump alle ultime elezioni presidenziali statunitensi farebbe presupporre ad un’inversione di tendenza di molte politiche avviate nel corso dell’era Biden. Ad ogni modo, la maggior parte delle aziende ritiene di mantenere (33 per cento) o aumentare (44 per cento) i propri investimenti in sostenibilità. Tra i settori più propensi ad un loro aumento ci sono quello tecnologico (55 per cento) e retail con il 45 (per cento).

Mario Vacca

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

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