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Attenzione alle scadenze degli avvisi bonari 2024, le nuove norme fiscali hanno anche effetti penali

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In queste settimane l’Agenzia delle Entrate sta procedendo all’invio delle comunicazioni di irregolarità — i cosiddetti avvisi bonari — riferite ai modelli 770/2024 e IVA 2024. Un’operazione che, rispetto agli anni precedenti, mostra una tempistica decisamente più serrata e che trova giustificazione nelle recenti modifiche al D.Lgs. 74/2000, in particolare agli articoli 10-bis e 10-ter, che disciplinano i reati di omesso versamento IVA e ritenute.

Le novità introdotte prevedono infatti che il contribuente possa evitare la configurazione del reato solo qualora, entro il 31 dicembre dell’anno successivo alla dichiarazione, abbia già avviato una rateizzazione relativa all’avviso bonario ricevuto. In altre parole, il termine del 31 dicembre 2025, nel caso delle dichiarazioni 2024, non rappresenta soltanto una scadenza fiscale, ma assume anche una valenza di carattere penale.

È questa la ragione per cui l’Agenzia delle Entrate ha accelerato l’emissione delle comunicazioni: si vuole consentire ai contribuenti di mettersi in regola per tempo, evitando che l’omesso avvio di una rateizzazione possa determinare conseguenze giudiziarie. Le soglie di rilevanza penale restano fissate in 250.000 euro per l’IVA e in 150.000 euro per le ritenute.

Particolare attenzione dovrà essere posta alla gestione delle rate: la decadenza da una rateizzazione “ordinaria” comporta normalmente la semplice iscrizione a ruolo del debito residuo, ma nei casi in cui l’omissione integri una fattispecie penalmente rilevante, il rischio è ben più serio. Qualora al momento della decadenza residui un debito superiore a 50.000 euro, può infatti configurarsi il reato.

Dal punto di vista operativo, si segnalano alcune criticità. Le comunicazioni di irregolarità non risultano, allo stato, modificabili tramite il canale telematico CIVIS né direttamente presso gli sportelli. Gli uffici indicano come unica via quella di contattare la sede territoriale competente via e-mail, richiedendo l’eventuale rettifica. Tale esigenza può sorgere, ad esempio, nei casi in cui il contribuente abbia già effettuato versamenti parziali dopo la presentazione della dichiarazione, per ridurre l’esposizione debitoria.

In tali situazioni, la prudenza suggerisce di non attendere: è preferibile avviare comunque la rateizzazione, anche se gli importi richiesti dovessero risultare leggermente superiori al dovuto, per poi chiedere successivamente il riconoscimento dei pagamenti già effettuati. Ciò che conta, infatti, è che la prima rata venga versata entro il 31 dicembre 2025, così da “mettere in sicurezza” la propria posizione e scongiurare ogni rischio di natura penale.

La celerità dell’Agenzia non è dunque casuale: risponde all’esigenza di garantire ai contribuenti il tempo necessario per adempiere, ma al tempo stesso impone una maggiore consapevolezza. La scadenza del 31 dicembre 2025 non è una data qualunque — rappresenta il confine tra una regolarizzazione amministrativa e la possibile insorgenza di un procedimento penale.

Mario Vacca

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

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