Siamo in un’epoca di grande confusione e disorientamento, di grande errore e infelicità. Ma Dio-Gesù nelle Scritture e molti grandi pensatori ci danno indicazioni, ci aiutano a chiarirci le idee.
Un brano evangelico:
“In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!».
Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!».
Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede». E si aprirono loro gli occhi”. (Matteo 9, 27-30)
I miracoli di Gesù hanno anche un significato simbolico.
Il problema più grave nella vita è la cecità spirituale.
L’Uomo è anima e corpo, con esigenze e tendenze opposte, e tutto muta incessantemente, anche noi, momento per momento, come diceva Eraclito. La vita e la psicologia umana sono questa continua dialettica (cfr. S. Paolo, Lettera ai Romani), di cui sono sintesi e manifestazione pure la falsa coscienza e l’ipocrisia. Ma la libertà dalle passioni e l’autenticità nei buoni sentimenti sono possibili.
Chi è schiavo delle passioni non comprende, dicevano i filosofi greci.
Chi non coltiva la propria spiritualità sviluppa la propria l’animalità, ha insegnato Dio, e non solo nel cristianesimo e nell’ebraismo.
Aut aut, bisogna scegliere:
“Chi non è con me, è contro di me”
ha detto Gesù nel Vangelo, ma anche: “Chi non è contro di noi è per noi”.
La cecità dell’anima dipende dunque dalle passioni, dai vizi capitali, dai peccati. Così pure l’uso solo strumentale della ragione, di cui parlavano pure Adorno e Horkheimer, l’impiego astuto, furbo, materialistico, anche inconsapevole, di essa, per realizzare i propri desideri passionali e per giustificarli.
Le passioni inducono così la ragione in errore, lo ha notato pure Cartesio nell’Età Moderna, e poi Freud e altri psicologi.
“La sapienza non entra in un’anima che opera il male, né abita in un corpo schiavo del peccato”
dice Dio nel Vecchio Testamento (Sap 1,4).
E ancora: “Nel cuore dell’empio parla il peccato”. (Sal 36,2)
Lo stile di vita decide quindi dell’intelligenza sulla vita e della bontà d’animo.
È inoltre promessa ancor più grande ricompensa ai veri devoti e alle persone buone di ogni epoca e cultura.
Lo spiegava Gesù nel Vangelo di ieri:
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. (Matteo 7,21)
Marco Santoro – 2° classificato a concorso Professore/ricercatore di Pedagogia generale e sociale c/o Università dell’Aquila 2002.
Già Cultore di Storia della Pedagogia e Pedagogia sociale c/o Università di Cassino
Docente di Filosofia e Storia nei Licei

