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Sugli atteggiamenti di certi non credenti. Le ragioni della fede

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Chi riprende l’empio riceve affronto“, dice l’Antico Testamento. Gesù nel Vangelo spiega, al cap. 3 di Giovanni, che quelli che non amano Lui, amano le tenebre, cioè i loro peccati. Ovviamente, o non ne sono consapevoli, o cercano di coprire la cosa, “razionalizzano”, direbbe Freud. Non è né giusto né utile: Gesù ha dato la vita per salvarci dall’inferno, a cui siamo destinati in quanto peccatori. 

“Chi crede ha la vita eterna – dice Gesù nello stesso capitolo del Vangelo – ma chi non crede è già condannato”. I peccatori convinti e praticanti, che la Scrittura chiama empi, accusano gli altri (Dio, la Chiesa, i cristiani, ecc.) per giustificare sé stessi. La critica (non il pensiero critico, cioè analitico) è già una manifestazione di aggressività, continuerebbe Freud, ma a sua volta l’aggressività dipende dalla frustrazione, reale e temuta: i peccatori temono di perdere la loro “droga”, legata innanzitutto alle pulsioni primarie. 

Ma la “droga”, quale che sia, uccide

Le passioni rendono dormienti, diceva già Eraclito, e con lui tutti i grandi filosofi successivi. Chi è schiavo delle passioni non può essere lucido e continua ad uccidersi e a uccidere. L’uomo è la sua anima, aveva chiarito già Socrate. “Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la sua anima?” dice Gesù nel Vangelo: a che servono il sesso, i soldi, i pochi affetti più o meno sicuri, il successo, il potere, se per essi si perde la vita eterna? È in questa vita che si decide la nostra eternità, ricordava Kierkegaard. 

Svegliamoci dal sonno delle passioni e delle parole ingannevoli, che servono a giustificarle. Chi vende la propria anima per un piatto di lenticchie non fa un buon affare. Vangelo di Giovanni, cap. 8, dice Gesù: “Se osserverete la mia parola, sarete veramente miei discepoli, conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”, dal peccato e dalla morte eterna. 

Questo è venuto a insegnarci e a donarci, a sue spese, con le sue sofferenze, Gesù Cristo. Chi è Gesù Cristo? Uno che ha detto e dimostrato di essere Dio, con i miracoli che ha fatto e continua a fare da 2000 anni. E prima, per altri 2000 anni, era apparso agli Ebrei, facendo tanti altri miracoli. Fatti, non emendabili, direbbe il prof. Ferraris, non interpretazioni, come sosteneva il povero Nietzsche. Contra factum – oggi con tanta documentazione scientifica – non valet argumentum.

Marco Santoro – 2° classificato a concorso Professore/ricercatore di Pedagogia generale e sociale c/o Università dell’Aquila 2002.

Già Cultore di Storia della Pedagogia e Pedagogia sociale c/o Università di Cassino Docente di Filosofia e Storia nei Licei

Professore a contratto all’Università di Cassino. Autore di pubblicazioni scientifiche

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

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