Il volume del prof. Andrea Di Napoli, “Verbum et Scientia. Genesi e applicazioni del linguaggio”, si colloca nel solco più alto della riflessione filosofica contemporanea, là dove la ricerca sul linguaggio non si riduce a fenomenologia dell’espressione, ma si radica in una metafisica della parola come evento dell’essere.
Fin dalle prime pagine, il lettore avverte di trovarsi di fronte non a un esercizio erudito o a una ricognizione storico-tematica, bensì a un atto speculativo nel senso più pieno: il tentativo di restituire al “verbum” la sua dignità originaria di principio conoscitivo, creatore e ordinatore, in un’epoca che ne ha smarrito la portata ontologica.
La tesi centrale di Di Napoli è che la parola non sia un accidente del pensiero né uno strumento di comunicazione, quanto l’orizzonte stesso in cui il reale si manifesta e l’intelletto umano si fa partecipe della “ratio” ordinatrice del cosmo.
La “scientia” moderna, separando il “logos” dal “verbum”, ha ridotto la conoscenza a calcolo, perdendo così la dimensione teofanica e simbolica del dire. L’autore, invece, con un gesto di alto spessore metafisico, riannoda i fili che uniscono l’ermeneutica classica, da Aristotele a Tommaso d’Aquino, mostrando come ogni autentico sapere nasca dal riconoscimento della parola come mediazione tra intelletto e realtà, tra finito e infinito.
La scrittura di Di Napoli, densa e limpida al tempo stesso, possiede quella rara capacità di unire rigore concettuale e musicalità espressiva. Il linguaggio non è mai semplice oggetto di analisi, ma presenza vivente, vibrazione dell’essere che si fa intellegibile. Nelle sue pagine il pensiero si dispiega come un atto contemplativo, dove la precisione terminologica non smorza, ma anzi intensifica la tensione metafisica. Si avverte l’eredità della tradizione tomista e agostiniana, filtrata attraverso una consapevolezza moderna del limite e della storicità del linguaggio, senza mai cedere né al nominalismo, né all’immanentismo. “Verbum et Scientia” è, in conclusione, un libro che restituisce alla filosofia del linguaggio la sua dimensione più alta: quella di un pensare che coincide con il dire dell’essere.
Di Napoli mostra come ogni scienza, se vuole essere davvero tale, debba riconoscere il proprio fondamento logico e ontologico nel Verbo, inteso non solo come principio del pensiero ma come luce che fa essere il pensato. Ne risulta un’opera di grande respiro, che sfida la frammentazione specialistica del sapere e invita a riscoprire la parola come spazio in cui il reale e il razionale si riconciliano.
In un panorama intellettuale spesso impoverito da riduzionismi linguistici e sociologici, il libro del prof. Di Napoli rappresenta una voce di rara profondità speculativa. È una riflessione che riconduce il linguaggio al suo principio teologico e metafisico, in cui la parola umana, lungi dall’essere puro segno convenzionale, diventa eco e partecipazione del Verbum divinum, nel quale ogni sapere trova la propria misura e il proprio fine. Un’opera, in definitiva, che non si limita a parlare del linguaggio, ma ne mostra l’anima, restituendo alla filosofia la sua originaria vocazione sapienziale.
Prof. Daniele Trabucco – Costituzionalista
In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

