Eppure, nei 17 obiettivi delle Nazioni Unite che compongono l’Agenda 2030 non v’è accenno alcuno all’Arte e alla Cultura, intese come patrimonio universale dell’umanità’.
E nessuno nell’ambito dei lavori preparatori dell’agenda 2030 ha sentito il bisogno di porvi rimedio. Neppure il Governo italiano, nella persona pro tempore dell’ex ministro Franceschini ha pensato o tentato di implementare, in nome della assoluta eccellenza nei secoli del nostro paese, l’agenda ONU indirizzandola in quella direzione culturale insita nella nostra storia e nel nostro patrimonio culturale che oggi rappresenta il 70 per cento del patrimonio artistico del pianeta terra.
E, ciò nonostante, già nel 2022 sia arrivata la buona notizia da Città del Messico dove 135 ministri della Cultura hanno stabilito, per la prima volta nella storia, attraverso una dichiarazione universale di massimo impatto come sono quelle dell’Unesco, che “la cultura è un bene pubblico globale”.
Il Mondialcult ha chiesto insomma già nel 2022 che la cultura venga inserita come obiettivo specifico a sé stante tra i prossimi obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.
Il riconoscimento dell’Unesco che l’Arte è un bene universale oltre a rappresentare un pronunciamento ormai ineludibile dovrà e potrà essere per il nuovo Ministro della Cultura italiano un ulteriore sprone per valorizzare come non mai la straordinarietà delle nostre risorse artistiche, vera vena aurifera per il nostro Paese che da questo punto di vista è una potenza mondiale, anzi la superpotenza dell’Arte.
Cristiano Carocci – Presidente Fondazione Spazi dell’Arte

