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Peggio della giungla

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Alcune osservazioni storico-sociologiche sul mondo attuale 

Fino agli ’50 del Novecento, l’Italia era in genere un paese povero, che aveva perso la Seconda guerra mondiale. Il benessere economico di massa comincia a inizio anni ’60 al Nord Italia, mentre al Sud, a causa della Storia post-unitaria, si versava ancora per lo più nella miseria (generalmente contadina), e continuava il fenomeno dell’emigrazione di massa, che ha riempito di meridionali le città del Nord, nonché il resto d’Europa e parecchi paesi del mondo (Usa, Australia, Brasile, Argentina, ecc.).

Dopo l’arricchimento degli ultimi decenni, quindi, susseguenti al boom economico, la società attuale è composta in prevalenza di parvenus, che si sono imborghesiti, nel reddito e nella mentalità, solo recentemente, in senso storico. Ma come natura non facit saltus, così di solito neanche la cultura. 

Nella società e nella cultura borghese attuale (con variazioni, semplificando, relative ad  alta, media e piccola borghesia), nella cultura di massa, e la conseguente psicologia, che oggi caratterizzano ed uniformano conformisticamente tutti i ceti sociali, c’è anche lo studio dell’alta cultura tradizionale europea, prodotta, da due millenni e mezzo  circa, dalle élites intellettuali europee, ma che viene usata dall’attuale élite,  capitalistico-massonica (tale risulta da molti e diversi studi), che la divulga alle masse in una sua versione, piena delle sue interpretazioni, tutte  funzionali alla creazione della mentalità e della psicologia narcisista, materialista, edonista, egoista, oggi diffuse. Tale mentalità e tale psicologia servono, all’attuale élite, al mantenimento e allo sviluppo del suo dominio sociale e delle sue politiche (economiche, estere, sanitarie, ecc.). Tutto ciò in Italia, in Europa e nel mondo, in quella (buona) parte di esso controllata dall’élite occidentale, in continua lotta, per questo, con altre élites presenti nella Storia contemporanea, innanzitutto quelle comuniste e post-comuniste o, in certi casi, islamiche. 

Se le funzioni latenti (nascoste, non ufficiali, cfr. R. Merton) della cultura di massa sono essenzialmente legate al controllo sociale (mantenimento dello status quo sociale con le sue gerarchie), come su indicato, e alla efficienza produttiva, mediante le competenze, di una parte significativa della popolazione, è chiaro che la cultura non serve (all’élite) agli sbandierati ideali di progresso individuale e sociale, peraltro previsti dalla nostra Costituzione (come da altre). 

Cultura (per lo più mediatica) e scolarizzazione di massa hanno, con la diffusione del benessere, contribuito alla costruzione di una società asservita agli interessi dell’élite capitalista, come evidenziato già a suo tempo dalla Scuola di Francoforte, che ha molto studiato la società americana del secondo dopoguerra, dove certi fenomeni sono stati prodotti prima.

La scuola e la cultura, nelle sue forme su indicate, sono state poi fruite dalle masse, strappate vieppiù dalle loro culture tradizionali come evidenziato, per l’Italia, ad esempio, dalle opere di Carlo Levi (artista e scrittore, ma di fatto pure etnologo), Ernesto de Martino (antropologo e filosofo), Pier Paolo Pasolini (artista e intellettuale impegnato).

Attualmente la scuola/università e la cultura, sono di fatto imposte alle masse con l’obbligo scolastico, il ricatto economico e il ruolo dell’industria culturale, insieme delle aziende mediatiche ed editrici, tutte di proprietà o sotto il controllo dell’élite capitalista, di cui hanno parlato i Francofortesi. 

Così il sistema formativo e la cultura sono vissuti dalle masse quasi sempre solo come mezzi per arrivare al denaro, poi al prestigio sociale (status), al potere (sugli altri).

In questo sta però anche la complicità delle masse, nelle singole scelte individuali, con l’élite dominante, di cui si fa propria la mentalità e la prassi, seppure in forme vieppiù degradate, man mano che si scende nei ceti sociali vieppiù subalterni (le masse sono in generale la brutta copia dell’élite). 

L’influenza sociale non è un’ineluttabile determinazione individuale, come evidenziato da P. Bourdieu, filosofo e sociologo (laico) francese, tra i più importanti degli ultimi decenni. Ovvero la struttura sociale ideologica influenza, forza, spinge, ma non determina necessariamente, le libere scelte esistenziali individuali, che comunque possono quindi sussistere. F. Braudel, uno dei grandi scienziati storico-sociali della Scuola delle Annales, non era d’accordo con Bourdieu, perché secondo lui la Storia, con le sue strutture, anche di lunga durata (di secoli e millenni), determina completamente gli individui. Gli intellettuali cristiani pensano invece da sempre che, essendo anime, le persone abbiano un’identità spirituale irriducibile al condizionamento sociale, a patto che scelgano di ascoltarsi (rientrando in sé stessi con una vita devota) e di ascoltare Dio, se no sono ridotti al conformismo, che oggi porta al prevalere degli istinti animaleschi, libidici e violenti, che non riempiono solo le cronache, con epifenomeni devianti, ma anche la vita quotidiana delle masse.

Non ha neanche senso perciò cercare di delegare alla scuola altre funzioni formative oltre quelle, latenti e manifeste, che già espleta o dovrebbe espletare.

Certe funzioni educative sono ormai assenti altrove, in primis nella famiglia. I processi di socializzazione primaria, che dovrebbero trasmettere pure le norme e i valori costituzionali, sono largamente carenti.

La cultura, scolastica, accademica e non, sono vissute dalle masse vieppiù solo come mezzi per acquisire denaro, prestigio e potere, che servono a loro volta solo a godersi materialisticamente la vita, cioè ad ottenere beni e piaceri materiali, nella sessualità innanzitutto, checché se ne dica (cfr. S. Freud, H. Marcuse, concetto di “desublimazione repressiva”). Non c’è più, con la secolarizzazione (laicizzazione) indotta (dall’élite) e sposata (dalle masse) un orizzonte esistenziale ultraterreno, spirituale, e tutto è vieppiù ridotto solo a scopi terreni, materiali.

Ovviamente, in tale contesto, i meno dotati, i meno volenterosi, i meno onesti, cercano e trovano nella società corrotta anche i mezzi e le modalità di millantare studio e cultura, acquisendo titoli a cui non corrispondono competenze reali, e tutto ciò spesso pure con la parvenza della legalità, in una società normalmente falsa e ipocrita, che funziona al contrario, perché considera vizio la virtù e viceversa. Oppure i meno dotati ed onesti trovano i modi per acquistare quattrini e status in modi apparentemente legali o apertamente illegali, ma non adeguatamente sanzionati, e nel frattempo fanno una vita in certa misura spericolata, a rischio detenzione: nelle società occidentali è diffusa, com’è noto, l’economia illegale, parte integrante della società capitalista. Non stupisce, nella cultura di massa, pure la produzione di film e serie televisive, che con la scusa del realismo o addirittura della denuncia sociale, forniscono in realtà, soprattutto ai giovani dei ceti subalterni, dei modelli culturali devianti di successo. Fanno insomma di fatto pubblicità e promozione al male. 

Ma tutti gli ambiti sociali sono ormai investiti dal prevalere del desiderio materialistico, strutturale e del momento, sulla norma e sul valore (pure costituzionale).

È una società sostanzialmente dominata dalle passioni, dagli istinti, in ultima analisi animaleschi, è il “Regno dell’Es”, per dirla con Freud. Sesso e violenza, Eros e Thanatos stanno infatti spesso al fondo delle motivazioni reali, mentre i comportamenti vengono giustificati con le scuse ideologiche di moda, previste dalla mentalità e dalla comodità di masse uniformate, tutte uguali, tutte bisognose di giustificare l’ingiustificabile, che solo nei casi eclatanti risulta perciò illegale e fa notizia. Tra il ragazzo che ruba un voto a scuola, copiando un compito, e il politico o l’imprenditore che ruba migliaia di euro, in fondo c’è solo una differenza quantitativa, non qualitativa, e spesso di gradi di una carriera iniziata in gioventù, sui banchi di scuola, appunto, ma la mentalità corrotta della gente corrotta non lo vede e non lo ammette.

I processi educativi, familiari e scolastici, sono sostanzialmente subordinati al narcisismo, al materialismo e all’edonismo, che portano all’egoismo. 

Chi educa chi, del resto, se i primi corrotti sono gli adulti?

In una società secolarizzata, senza Dio, tutto è fatto passare per relativo (almeno finché non scomoda o danneggia qualcuno), mentre norme e valori legali sono di fatto elusi nella misura del possibile e rispettati solo quando il timore di sanzioni si fa concreto.

Le giovani generazioni, in cui sta dilagando non solo il vizio, nel senso dei sette peccati capitali, ma anche il cinismo e la violenza, fino alla indifferenza totale anche per la vita altrui, sono lo specchio di un sistema sociale che genera mostri. E non per il sonno della ragione, come a volte si dice, perché anch’essa è una variabile dipendente dallo stile di vita ed educativo, in ultima analisi spirituali oppure no. La ragione va di solito, diceva pure Freud, a rimorchio delle passioni, dove esse dominano. 

E l’abitudine, come diceva Aristotele, si fa abito, cioè modo d’essere fin dall’infanzia. Se ci si abitua a veder soddisfatti tutti i propri desideri, le passioni, gli impulsi del momento, se è fin dall’infanzia blandito ed esaltato il proprio Ego, come oggi accade, non si potrà essere che dei giovani e degli adulti narcisisti e superbi, egoisti, che millantano virtù che non hanno, mentre negano e nascondono quelli che Dio nelle Scritture chiama peccati.  La soddisfazione sistematica dei propri desideri genera nell’individuo esaltazione di sé fino al delirio di onnipotenza. È questa la società, infatti, del Superuomo e della Superdonna, che credono di essere e di valere molto, e che stanno poi a rivendicare aggressivamente i loro diritti, spesso solo presunti, se, eccezionalmente, qualche loro desiderio non viene soddisfatto. Il tutto conformemente alla cultura, all’ideologia dominante (nella terminologia marxiana). 

Tale mentalità di massa e tale psicologia non può non generare conflitti e la guerra di tutti contro tutti, ben peggio della legge della giungla, dove si uccide solo per mangiare.

Marco Santoro – 2° classificato a concorso Professore/ricercatore di Pedagogia generale e sociale c/o Università dell’Aquila 2002. Già Cultore di Storia della Pedagogia e Pedagogia sociale c/o Università di Cassino. Docente di Filosofia e Storia nei Licei. Professore a contratto all’Università di Cassino. Autore di pubblicazioni scientifiche

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

Foto copertina: immagine generata dall’AI

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