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Home Cultura e società Legale “L’Agorà del Diritto” – una domanda, una risposta: violazione della c.d. “Legge Scelba” e condanna di 12 esponenti di CasaPound 

“L’Agorà del Diritto” – una domanda, una risposta: violazione della c.d. “Legge Scelba” e condanna di 12 esponenti di CasaPound 

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Gentili lettori dell’ “Agorà del Diritto”, 

che aumentate, di settimana in settimana – confermando, così, un interesse, se non proprio un bisogno, ad essere informati sui diritti dei cittadini, soprattutto sui diritti della vita di tutti i giorni – nella rubrica di oggi affronterò un tema di cronaca che si intreccia con il DNA antifascistadella nostra Costituzione.

So benissimo che il tema – dato il clima di “scontro” da tifoseria da stadio che si respira negli ultimi decenni nel nostro Paese – risulterà divisivo, ma questo è il bello dell’ “Agorà”.

Ci piace, infatti, gettare un sasso nello stagno per far riflettere coloro che seguono la nostra rubrica sui temi trattati e magari aprire anche un dibattito tra gli stessi, attraverso i commenti lasciati sui social ed i messaggi e-mail inviati alla redazione.

Qualche giorno fa (in particolare il 12 febbraio 2026), il Tribunale di Bari ha emesso una importantissima sentenza di condanna per 12 esponenti di CasaPound, i quali, in data 21 settembre 2018, nel capoluogo pugliese, avevano aggredito alcuni manifestati ad una manifestazione pacifica contro le politiche dell’immigrazione poste in essere dall’allora Ministro dell’Interno.

Più in particolare, è stata accertata dai magistrati occupatisi della vicenda la violazione della c.d. “Legge Scelba” e, quindi:

1)cinque imputati sono stati condannati ad un anno e sei mesi di reclusione per violazione della detta legge;

2)sette imputati sono stati condannati a due anni e sei mesi di reclusione sia per la violazione della “Legge Scelba” sia per lesioni.

Ma cosa dice la c.d. “Legge Scelba”?

Prima di parlare di essa, dobbiamo avvolgere i nastri della storia e sintonizzarci alla data del 1° gennaio 1948, quando, cioè, è entrata in vigore la nostra Costituzione.

La XII disposizione transitoria e finale della Costituzione Italiana, infatti, statuisce che È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”.

A distanza di poco più di quattro anni dall’entrata in vigore della Costituzione è stata emanata la legge n.645 del 20 giugno 1952, nota come “Legge Scelba”, recante il titolo “Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione” nella quale si legge:

1)”ai  fini  della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della  Costituzione,  si  ha  riorganizzazione  del disciolto partito fascista  quando  una  associazione o un movimento persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o  usando la violenza quale metodo di lotta politico o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la  democrazia,  le  sue  istituzioni  e  i valori della Resistenza o svolgendo  propaganda  razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione  di  esponenti,  principii,  fatti  e  metodi  propri del predetto  partito  o  compie  manifestazioni  esteriori  di carattere fascista” (art.1);
2) “chiunque   promuove   od   organizza   sotto   qualsiasi forma la ricostituzione del disciolto partito fascista a norma dell'articolo precedente e' punito con la reclusione da tre a dieci anni.
La stessa pena, si applica ai dirigenti dell’associazione o movimento; chiunque vi partecipa è punito con la reclusione fino a due anni.
Se l’associazione o il movimento assume, in tutto o in parte, il carattere di organizzazione armata o paramilitare ovvero fa uso di mezzi   violenti   di   lotta, i promotori, i dirigenti, e gli organizzatori sono puniti con la reclusione da cinque a dodici anni e i partecipanti con la reclusione da uno a tre anni (…)” (art.2);
3) “chiunque, fuori del caso preveduto dall’art.  1, pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo oppure le finalità antidemocratiche proprie del partito fascista è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a lire 500.000.
  La pena è aumentata se il fatto è commesso col mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione o di propaganda” (art.4).
 
A quanto consta, la sentenza della quale oggi parliamo nella nostra “Agorà” dovrebbe essere la prima con la quale è stata applicata la c.d. “Legge Scelba” ad esponenti di CasaPound, i cui militanti, in occasione dei fatti avvenuti il 21 settembre 2018, avrebbero, secondo quanto stabilito dal Tribunale di Bari, assunto condotte riconducibili alla riorganizzazione del partito fascista ed avrebbero partecipato all’aggressione di alcuni militanti.
 
Cosa succederà adesso? 
Al di là dell’efficacia della sentenza nei confronti dei condannati, la sentenza potrebbe avere ricadute di portata molto più ampia.
Volendoci, come sempre, attenere al dato normativo, quindi, dato quanto riscontrato ed evidenziato dai magistrati, anche con riferimento alla riorganizzazione del disciolto per sempre partito fascista, potrebbe adesso applicarsi l’art. 3 della c.d. “Legge Scevola” il quale, così, recita:
Qualora con sentenza risulti accertata la riorganizzazione del disciolto partito fascista, il Ministro per l'interno, sentito il Consiglio dei Ministri, ordina lo scioglimento e la confisca dei beni dell'associazione o movimento.
Nei casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo, sempre che ricorra taluna delle ipotesi previste nell'art. 1, adotta il provvedimento di scioglimento e di confisca dei beni mediante decreto-legge   ai   sensi del secondo comma dell’art. 77 della Costituzione”.
I magistrati hanno assolto al loro dovere di far rispettare le leggi e, soprattutto, la Costituzione italiana, ora non ci resta che attendere per sapere se “il Ministro dell’Interno, sentito il Consiglio dei Ministri” (art.3 c.d.  “Legge Scelba”) ordinerà o meno “lo scioglimento e la confisca dei beni” di CasaPound con conseguente sgombero dello stabile romano occupato da tale organizzazione.

Da quanto si legge su testate giornalistiche di indubbio prestigio l’occupazione dell’immobile, peraltro di proprietà pubblica, nel quale CasaPound ha allestito il proprio quartier generale è avvenuta abusivamente ed il 27 giugno 2022 il Tribunale di Roma “ha comminato 10 condanne a 2 anni e 2 mesi nel processo per l’occupazione abusiva del palazzo in via Napoleone III da parte di esponenti e simpatizzanti di Casapound (….). Il tribunale aveva disposto inoltre una provvisionale immediatamente esecutiva di 20mila euro e il risarcimento in sede civile per l’Agenzia del Demanio, proprietaria dell’immobile, ordinando inoltre il dissequestro dell’immobile e la sua restituzione. L’occupazione è già costata alle casse dello Stato 4,5 milioni di euro. Dello sgombero si parla ormai da molti anni. C’è anche un account su X (ex Twitter) che pone ogni giorno la stessa domanda: “hanno sgomberato la sede di CasaPound?”. La risposta è sempre la stessa: ancora no”. (https://lespresso.it/c/politica/2024/1/9/casapound-ha-festeggiato-i-venti-anni-di-occupazione-abusiva-a-roma-e-nonostante-le-promesse-non-viene-sgomberata/49657).

In chiusura di articolo voglio porre alcune domande dalle quali spero possa scaturire un dibattito, anche vivace, con i nostri lettori:

1)a seguito della sentenza del Tribunale di Bari sarà applicato l’art.3 della c.d. “Legge Scelba” e, quindi, sarà sciolta l’organizzazione CasaPound e l’immobile dalla stessa occupato abusivamente sgomberato?

2)i cittadini si indignano e sono preoccupati per il fatto che sia stata accertata giudizialmente l’esistenza nel nostro Paese di una organizzazione di stampo neofascista come CasaPound oppure si sono talmente abbandonati ad una sorta di apatia, disinteresse e disimpegno tali da non soffermarsi più di tanto su reviviscenze del ventennio alle quali stiamo assistendo con sempre maggior frequenza? 

Avv. Emilio Graziuso – Avvocato Cassazionista e Dottore di Ricerca

Presidente dell’Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

Foto copertina: credits by “Il Fatto Quotidiano”

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