Una sagra di paese ed un diverbio con un vicino di casa fanno da sfondo ad una vicenda della quale si è recentemente occupata la Corte di Cassazione, con sentenza del 19 dicembre 2024, e che farà molto discutere da un punto di vista giuridico, in quanto apre un varco significativo per l’ingresso, da un punto di vista giurisprudenziale, a nuove fattispecie meritorie di risarcimento del danno.
Era successo che una persona, qualificabile come soggetto “fragile” sulla base delle condizioni psicofisiche della stessa, durante una sagra aveva avuto un alterco con il proprio vicino di casa.
A seguito di ciò era stato per nove giorni sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio (TSO), misura non convalidata (dopo nove giorni appunto) dal Giudice Tutelare, il quale aveva ritenuto la stessa completamente priva di motivazione e, quindi, giustificazione.
La persona illegittimamente sottoposta a TSO, quindi, promuoveva una azione di risarcimento del danno nei confronti del sindaco, del Comune, del maresciallo dei carabinieri, dell’agente di polizia municipale, della ASL e dei vari medici intervenuti ma sia il Tribunale che, successivamente, la Corte d’Appello rigettavano la domanda risarcitoria per mancanza di prova del danno.
La persona sottoposta a TSO, però, non si dava per vinta e ricorreva in Cassazione.
La Suprema Corte, quindi, – dopo aver analizzato in modo dettagliato la fattispecie della risarcibilità del danno conseguente ad un TSO illegittimo, misura che aveva comportato una compressione dei diritti della persona – ha sancito la possibilità per la persona lesa di ottenere il risarcimento del danno alla salute (oltre al danno patrimoniale), conseguente alla illecita privazione della libertà personale per nove giorni, con tutte le conseguenze in tema di sofferenza e discredito personale che nel scaturiscono.
Secondo la Corte di Cassazione, nella fattispecie in esame sussiste sicuramente un fatto illecito che ha provocato il danno della privazione della libertà personale e della sottoposizione forzata ad un trattamento farmacologico o antipsicotico.
Di conseguenza, anche senza che la parte che si dichiara danneggiata non fornisca la prova del danno, l’Autorità Giudiziaria dovrà approfondire l’aspetto probatorio durante la fase istruttoria nonché applicare al caso di specie criteri presuntivi.
Sempre la Corte di Cassazione precisa che in tali ipotesi il magistrato può sempre far ricorso ad una consulenza tecnica d’ufficio, avvalendosi eventualmente di esperti in psicologia e psichiatria.
Avv. Emilio Graziuso – Avvocato Cassazionista e Dottore di Ricerca.
Presidente dell’Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore“
In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

