L’ “Agorà del Diritto” di questa settimana è dedicata a Francesca Arnaboldi, pioniera ed intellettuale della tutela dei consumatori, scomparsa, purtroppo, nei giorni scorsi all’età di 86 anni.
Se, infatti, il consumatore in Italia ha assunto il ruolo centrale che tutti oggi conosciamo, lo dobbiamo anche al suo trentennale impegno ed alla sua lungimirante visione prettamente “politica”.
Per lei, infatti, tutto era “politica”, intesa nel senso più alto e nobile quale strumento al servizio della comunità, e, di conseguenza, facendo proprio il concetto aristotelico di “uomo animale politico”, la stessa ha sempre offerto, in tutti i ruoli rivestiti, il proprio contributo per l’affermazione di una società più giusta combattendo tutte le forme di diseguaglianza.

Ma per comprendere in modo globale l’attivismo consumeristico di Francesca Arnaboldi occorre, prima, soffermarsi su alcuni passaggi fondamentali della sua esperienza politica e professionale.
Francesca Arnaboldi, da giovanissima, si iscrisse al Partito Socialista Italiano (P.S.I.), aderendo alla componente della sinistra facente capo a Riccardo Lombardi.
Grazie alla propria cultura ed alle qualità umane e politiche che l’hanno sempre contraddistinta, divenne ben presto uno dei punti di riferimento della componente, prima, e del partito, dopo, in una Milano, come del resto in tutta l’Italia dell’epoca (siamo nei primi anni ’60), nella quale la dirigenza politica era appannaggio prevalentemente maschile.
Idealista ma nello stesso tempo concreta, nel suo modo di intendere il socialismo un ruolo fondamentale era rivestito dalla crescita culturale dei cittadini.
Francesca Arnaboldi, infatti, riteneva che la “cultura” fosse il vero ascensore sociale che avrebbe permesso ai lavoratori di conoscere e prendere coscienza dei propri diritti per poterli rivendicare e far valere.
E, d’altronde, non poteva essere diversamente, data la professione di professoressa di lingua e letteratura francese dalla stessa svolta, che l’ha portata, nel corso degli anni, a mettere al servizio della comunità, non solo scolastica, la propria professionalità e la propria cultura.
Penso, ad esempio, all’esperienza (durata dal 1961 al 1974) del Punto d’Ascolto Televisivo (P.A.T.) ad Albairate (MI) del quale Francesca Arnaboldi andava particolarmente fiera e ne parlava sempre con toni entusiastici anche a distanza di molti anni.
Ma cosa era il Punto d’Ascolto Televisivo (P.A.T.)?
Nel 1958 la RAI lanciò il progetto Telescuola, istituendo dei P.A.T. nei comuni con un numero di abitanti inferiore a 3.000.
La RAI trasmetteva, al mattino, dal lunedì al sabato, 5 ore di lezione nelle quali veniva svolto il programma della scuola media unica da poco istituita.
E Francesca Arnaboldi dal suo P.A.T., per tredici anni, fu una delle protagoniste di tale esperienza, permettendo, così, anche a chi non aveva la possibilità di andare a scuola, di svolgere i programmi ufficiali delle scuole medie.
Ma torniamo all’attività politica.
Divenuta ben presto una dirigente di spicco del Partito Socialista Italiano ricoprì all’interno dello stesso importante incarico, sia a livello locale (Milano e Provincia) sia nazionale.
Durante la segreteria di Bettino Craxi, oltre che nella sede milanese, la si poteva incontrare ogni settimana in via del Corso, storica sede del P.S.I.
Dal 1983 al 1988 rivestì la carica di sindaco di Buccinasco (MI), comune dell’hinterland milanese, prima ed, ancora oggi, unica sindaco donna di detta città.
In tale ruolo si spese, senza risparmio, come da suo carattere, non solo per una amministrazione più efficiente, trasparente ed aperta ai cittadini ma anche per il contrasto concreto alla ndrangheta ed ai suoi interessi sul territorio.
Con l’eclissarsi dalla scena politica del P.S.I., cominciò per Francesca Arnaboldi una nuova fase di impegno sempre rivolto alla collettività, e cioè la tutela dei consumatori alla quale si è dedicata per circa trenta anni.
Essa vedeva nella tutela dei consumatori una via moderna per l’affermazione dei valori e degli ideali socialisti.
Era solita ripetere, nelle nostre lunghe (alle volte interminabili) chiacchierate e discussioni, che il socialismo era nato per difendere i soggetti deboli dai soprusi dei più forti e che, nell’attuale scenario economico – politico – sociale, il consumatore costituiva il soggetto maggiormente vulnerabile e bisognoso di tutele concrete.
Ed è proprio in questa fase di impegno per i consumatori, che la mia strada si incontra con quella di Francesca Arnaboldi, la quale alla fine degli anni novanta, oltre ad essere dirigente nazionale della Confconsumatori, era una delle anime di detta Associazione.
Appena conosciuta rimasi colpito dalla sua autorevolezza, cultura, fermezza, eleganza nei modi ed efficacia dialettica per poi, con la frequentazione costante, apprezzarne lo spessore umano, politico, associativo nonché la visione, decisamente all’avanguardia, del ruolo dei consumatori e delle associazioni in difesa degli stessi.
E così, entrato nel gruppo dei “suoi ragazzi” – del quale ho avuto l’onore di far parte per quasi venti anni – abbiamo scritto insieme una delle pagine più belle ed appassionanti del consumerismo italiano (“i miei ragazzi” era il modo affettuoso con il quale, Francesca Arnaboldi si riferiva al “suo” gruppo di giovani all’interno della Confconsumatori, formato, oltre che da me, dagli avvocati Massimiliano Valcada e Giovanni Franchi).
In tale periodo, infatti, non ci siamo, limitati ad affrontare battaglie legali ma abbiamo maturato, sotto la sua guida, una idea di consumatore ed un modello associativo diverso ed al passo con i tempi e le nuove istanze sociali (facendo propria la frase di Pietro Nenni, leaderstorico del socialismo italiano, Francesca Arnaboldi soleva dire – riferita alle associazioni dei consumatori – “rinnovarsi o perire”, avendo individuato delle criticità del modello associativo italiano che dovevano essere assolutamente superate per la sopravvivenza di un movimento concreto ed efficace, in grado di fare massa critica).
Idea di consumatore e modello di Associazione che, conclusa l’esperienza in Confconsumatori, abbiamo sviluppato e stiamo sempre più radicando con l’Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore” della quale Francesca Arnaboldi è stata la madre nobile contribuendo attivamente, tra l’altro, alla stesura del manifesto programmatico “La Primavera del Consumatore” presentato nella sua Milano in occasione dell’assemblea nazionale “Dalla Parte del Consumatore” del settembre 2022.
Nel corso di detta assemblea, per la sua storia, le sue qualità umane e professionali, il supporto continuo, a livello di idee ed organizzazione, che aveva dato alla Associazione in tutti i mesi precedenti (sin dal mio ingresso nell’Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore” Francesca Arnaboldi aveva guardato con fiducia ed entusiasmo a questa nuova realtà consumeristica in ascesa, non facendo mai mancare il proprio contributo di idee, suggerendo, spesso, tematiche da affrontare e trattare nella nostra “Agorà del Diritto” della quale era lettrice assidua) e non rivestendo, all’epoca, nessun incarico dirigenziale attivo nella Confconsumatori (era, infatti, semplicemente Presidente onoraria della Confconsumatori Lombardia), le proponemmo con gioia la Presidenza Nazionale dell’Associazione “Dalla Parte del Consumatore” .
Lei, però, non accettò a causa delle condizioni di salute e dell’età avanzata che non le avrebbero permesso di assolvere in modo pieno ad un compito così gravoso, dando nuovamente prova del suo profondo e raro senso etico, di responsabilità e correttezza.
I suoi ultimi anni sono stati caratterizzati dall’impegno profuso a tutela degli anziani e dei malati di Alzhaimer che considerava una categoria fondamentale del più ampio status di consumatore, ravvisando la necessità di improntare una politica legislativa, economica e sociale specifica.
Il migliorare le condizioni di vita degli anziani e dei familiari degli stessi, d’altronde, era sempre stato al centro della sua “politica”.
Da sindaco di Buccinasco (MI) – come si legge nei messaggi pubblicati nei social a seguito della sua scomparsa – “quando inventò i primi centri diurni per anziani li pensò come “i nidi per gli anziani””.
I “nidi” progettati da Francesca Arnaboldi, infatti, non erano dei luoghi dove gli anziani potevano semplicemente bere qualcosa e/o giocare a carte o a bocce ma costituivano un luogo di socializzazione e nello stesso tempo strutture di aiuto per i figli e familiari degli stessi nelle fasce orarie nelle quali questi ultimi erano impegnati sul posto di lavoro.
Nei “nidi”, infatti, gli anziani, oltre a poter usufruire delle attività di intrattenimento, erano accuditi da personale professionale, svolgevano una leggera e mirata attività fisica sotto la guida di professionisti del settore, e se necessario potevano beneficiare anche di assistenza infermieristica.
È difficile concludere questo articolo dell’ “Agorà” non solo perché ci sarebbero tanti altri aspetti da illustrare ma anche perché non è facile trovare le parole giuste, trattandosi di una persona con la quale ho percorso un tratto di strada lungo, importante e costruttivo, sia a livello personale che professionale.
Scusandomi con i lettori per la frase informale e concisa concludo, semplicemente, con: ciao e, soprattutto, grazie Francesca Arnaboldi!
Avv. Emilio Graziuso – Avvocato Cassazionista e Dottore di Ricerca.
Presidente dell’Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore“
In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

