Quale donna non ha avuto il primo approccio alla femminilità rubando i trucchi alla mamma e le scarpe col tacco, immaginando una vita “da grande?”
Le immagini delle mummie egiziane ci rimandano a volti pesantemente truccati e coperti di polveri colorate per modificarne l’incarnato
I vasetti ritrovati negli scavi hanno rivelato l’utilizzo di unguenti progenitori delle preparazioni cosmetiche di oggi.

Ripercorrendo la storia del costume scopriamo che migliorare cute e odore corporeo è da sempre stato obiettivo da rincorrere, quando l’igiene personale era deficitaria a tutti i livelli sociali.
Ergo, la cosmesi esiste da sempre.
Derivante dal greco kosmetikos, si occupa di detergere e proteggere la cute, oltre ad abbellirla attraverso il trucco: sia quello a noi usuale, sia quello fatto di fanghi colorati tribali.
I fondamenti della cosmesi sono chiari: pulire, idratare, proteggere, mantenere.
Da Versailles, in poi, nascono le professioniste della cura dell’aspetto per le dame di corte che passavano ore a modellare acconciature mirabolanti e intessere giochi di profumi col fine di nascondere le maleodoranti “essenze” corporee comuni a donne e uomini.
Nella evoluzione si arriva a raffinare questa professione, a semplificare i rituali, a fare uso di acqua e sapone, a concepire cosmetici con attività non solo coprente ma anche curativa.
Nei primi anni del ‘900 si affacciano le aziende cosmetiche; e da allora è un susseguirsi di prodotti e di evoluzioni modaiole spesso illusorie e ammantate di iperboliche promesse di eterna giovinezza.
La scienza non sta a guardare, e a lato di cialtronerie (tuttora presenti), si definiscono criteri e principi attivi tesi a rendere il cosmetico sempre più sicuro ed efficace.
Con la nascita della cosmetologia medica al fianco della medicina estetica, grazie all’impegno di Carlo Alberto Bartoletti e Leonardo Celleno, miei indimenticabili compagni di viaggio, la gestione della cura cutanea del volto e del corpo si completa.
Oggi il percorso non si ferma, e la cosmetologia continua a intrecciarsi con biologia, chimica e dermatologia. Non si parla più soltanto di “truccare” ma di creare formule che rispettino la barriera cutanea, regolino il film idrolipidico e accompagnino i processi fisiologici.
Sulla scena entrano attivi sempre più mirati: antiossidanti contro lo stress ossidativo, idratanti per trattenere acqua, emollienti per cute più morbida e flessibile, fattori lenitivi quando la cute è reattiva.
E acidi esfolianti, retinoidi, supporto probiotico: parole nuove, ma obiettivi antichi.
La vera rivoluzione, però, è il cambio di mentalità: scegliere cosmetici non come amuleti di bellezza, bensì come strumenti ragionati. Imparare a leggere etichetta INCI, percentuali, tollerabilità diventa parte integrante della cura.
Di pari passo cresce la consapevolezza sull’ambiente e sull’origine delle materie prime. La sostenibilità è una necessità: meno sprechi, packaging più responsabili, filiere più trasparenti. Anche la cosmesi, quindi, evolve in direzione di un impatto minore.
Cosmesi e medicina estetica restano mondi distinti, ma dialoganti: quando servono trattamenti specifici, si rimanda alla clinica; si costruisce un percorso continuo con routine quotidiana.
In fondo, l’obiettivo rimane identico nel tempo: far sentire la persona bene nella propria pelle.
E così la “bellezza” smette di essere un concetto vago e diventa un risultato misurabile. La qualità non dipende solo dalla piacevolezza della texture o dal profumo avvolgente, ma dalla stabilità della formula, dalla compatibilità con i diversi tipi di cute e dall’assenza di irritazioni inutili. La cute non è un foglio bianco: ha un suo equilibrio, un metabolismo, una risposta individuale.
Per questo oggi si parla sempre più spesso di personalizzazione delle routine. Pelle secca che tira? Si punta su lipidi e sostanze filmanti. Pelle grassa lucida? Si lavora con detergenti delicati e ingredienti regolatori, senza aggressione. Macchie da esposizione? Si costruiscono cicli costanti, con protezione solare come atto quotidiano.
Non si può dimenticare, poi, il capitolo spesso trascurato: l’igiene e il corretto utilizzo dei prodotti. Un cosmetico efficace può diventare inefficace se usato male, o se conservato male. Igiene di applicatori, tempi di posa, modalità di “struccaggio”: dettagli che fanno la differenza tra semplice cosmetica e reale cura.
E mentre la tecnologia avanza, la ricerca prova a guardare ancora oltre: ingredienti bioattivi più selettivi, sistemi di veicolazione innovativi, formule che migliorano la tollerabilità anche su cuti sensibili.
In definitiva, se l’obiettivo originario era coprire e profumare, oggi è prevenire, proteggere, nutrire, mantenere. Così la cosmesi non è un gesto estetico, ma una pratica culturale e sanitaria.
Fedele a queste regole una azienda italiana Italfarmacia ha creato una linea cosmetologica allineata alla loro produzione terapeutica, fatta coi già citati prodotti biostimolanti iniettivi. Secondo gli stessi concetti e principi attivi, la linea domiciliare si pone a latere con il ruolo di manutenzione quotidiana e mantenimento di quanto ottenuto con la terapia.
Prof. Fulvio Tomaselli – Angiologo Eticista Esperto di prevenzione della senescenza e di medicina rigenerativa
Presidente onorario della società SIME
Vicepresidente di Labirinto 14 Luglio
www.italfarmacia.com

