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EURASIA. Rivista di studi geopolitici – LXXXII (2/2026)La strategia statunitense e il riarmo europeo

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Nel panorama editoriale italiano dedicato agli studi geopolitici, la rivista Eurasia. Rivista di studi geopolitici rappresenta da tempo una realtà peculiare: una pubblicazione che ambisce a coniugare analisi strategica, riflessione storica e interpretazione dei processi internazionali secondo una prospettiva dichiaratamente geopolitica. Il numero LXXXII (2/2026), intitolato La strategia statunitense e il riarmo europeo, si inserisce con coerenza in questo percorso editoriale, offrendo al lettore un dossier di ampio respiro sulle trasformazioni della strategia statunitense e sulle implicazioni che esse comportano per l’Europa contemporanea.

Fin dalle prime pagine emerge l’impostazione culturale che caratterizza la rivista: un approccio analitico che si colloca deliberatamente al di fuori delle categorie interpretative più diffuse nel discorso politico-mediatico occidentale, privilegiando una lettura dei fenomeni internazionali centrata sui rapporti di potenza, sugli interessi strategici e sulle dinamiche di lungo periodo della competizione geopolitica. Tale impostazione, lungi dal costituire un mero esercizio polemico, si traduce piuttosto in un tentativo sistematico di interrogare criticamente la narrazione dominante sugli equilibri globali.

Il numero si apre con l’editoriale di Claudio Mutti, significativamente intitolato “Lo strano isolazionismo di Donald Trump”, che costituisce la chiave interpretativa dell’intero fascicolo. L’autore prende le mosse dalla diffusa convinzione secondo cui la retorica trumpiana dell’“America First” avrebbe prefigurato una svolta isolazionista nella politica estera statunitense. Al contrario, Mutti mostra come l’azione concreta dell’amministrazione americana abbia confermato la continuità strutturale della strategia imperiale degli Stati Uniti.

L’argomentazione si sviluppa attraverso un’analisi dettagliata delle principali decisioni di politica estera prese durante il primo mandato presidenziale di Trump: il rafforzamento dell’alleanza con Israele, il riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello Stato ebraico, l’uscita dall’accordo sul nucleare iraniano e la pressione esercitata sugli alleati europei in materia energetica e militare. In questa prospettiva, il cosiddetto isolazionismo appare come una categoria interpretativa fuorviante: più che ritirarsi dal mondo, gli Stati Uniti avrebbero semplicemente ridefinito le modalità della propria egemonia.

L’editoriale assume particolare rilievo anche perché mette in relazione le scelte della politica americana con una serie di sviluppi geopolitici più recenti: dalle operazioni militari condotte in Africa occidentale alle tensioni con il Venezuela, fino alle rivendicazioni statunitensi sulla Groenlandia e al sostegno strategico garantito a Israele nel contesto della crisi mediorientale. Attraverso questa ricostruzione, il testo suggerisce che l’ordine internazionale contemporaneo stia entrando in una fase di ridefinizione caratterizzata da una crescente competizione tra grandi potenze.

Su questo sfondo si colloca il dossier centrale della rivista, dedicato alla strategia statunitense e al riarmo europeo, che costituisce senza dubbio il nucleo più denso e stimolante dell’intero numero. I saggi raccolti nella sezione analizzano da diverse angolazioni il rapporto tra Stati Uniti ed Europa, interrogandosi sulle implicazioni geopolitiche della nuova dottrina strategica elaborata a Washington.

Particolarmente significativa è l’analisi di Youssef Hindi, che prende in esame la National Security Strategy of the United States of America pubblicata nel novembre 2025. L’autore interpreta questo documento come un tentativo di ridefinire le priorità strategiche degli Stati Uniti in un contesto internazionale sempre più multipolare. Secondo questa lettura, la principale preoccupazione della strategia americana non sarebbe più la Russia, bensì la Cina, percepita come l’unico attore in grado di mettere seriamente in discussione la supremazia globale statunitense.

L’analisi di Hindi individua tre direttrici fondamentali della nuova strategia americana: il contenimento della Cina nello spazio indo-pacifico, la ridefinizione del rapporto con la Russia e il rafforzamento dell’influenza statunitense nell’emisfero occidentale attraverso una rinnovata applicazione della dottrina Monroe. Questa triplice strategia viene interpretata come il tentativo di mantenere l’egemonia globale degli Stati Uniti adattandola alle nuove condizioni del sistema internazionale.

Un contributo altrettanto rilevante è quello di Daniele Perra, che affronta il tema del riarmo europeo nel quadro delle trasformazioni dell’economia politica internazionale. L’autore propone una lettura strutturale dei rapporti transatlantici, sostenendo che la relazione tra Stati Uniti ed Europa debba essere interpretata alla luce delle dinamiche di dipendenza economica e finanziaria che si sono consolidate nel secondo dopoguerra. In questa prospettiva, il riarmo europeo non costituirebbe tanto un processo autonomo di rafforzamento strategico del continente quanto piuttosto un meccanismo funzionale alla ridefinizione dell’egemonia statunitense.

Il saggio di Perra si distingue per l’ampiezza del quadro storico che propone, richiamando eventi fondamentali della storia economica e geopolitica del Novecento, dagli accordi di Bretton Woods alla crisi del sistema monetario internazionale, fino alle trasformazioni prodotte dalla globalizzazione finanziaria. L’autore sostiene che la centralità del dollaro nel sistema economico mondiale abbia rappresentato uno dei principali strumenti attraverso cui gli Stati Uniti hanno potuto esercitare la propria egemonia globale.

Accanto a questi contributi, il dossier offre ulteriori analisi dedicate alla politica di sicurezza europea, all’industria militare del continente e alle implicazioni strategiche del rafforzamento degli apparati militari occidentali. Nel loro insieme, questi saggi compongono un mosaico interpretativo che consente al lettore di cogliere la complessità delle trasformazioni in corso nel sistema internazionale.

Una delle qualità più evidenti del numero è la pluralità delle prospettive analitiche che esso raccoglie. Pur condividendo un comune orientamento geopolitico, gli autori affrontano i temi trattati con approcci diversi, che spaziano dall’analisi strategica alla storia economica, dalla teoria delle relazioni internazionali alla riflessione politico-culturale. Questo pluralismo interno contribuisce a evitare il rischio di una lettura monocorde degli eventi e conferisce al fascicolo una notevole ricchezza interpretativa.

Un ulteriore elemento di interesse è rappresentato dalla sezione “Continenti”, nella quale la rivista amplia il proprio sguardo oltre lo spazio euro-atlantico. In questa parte del numero vengono affrontati temi quali l’evoluzione del conflitto ucraino, le missioni militari internazionali e le trasformazioni politiche dell’America Latina. Tali contributi permettono di inserire le dinamiche analizzate nel dossier in un contesto globale più ampio, evidenziando le connessioni tra i diversi teatri geopolitici.

Non meno significativa è la sezione finale dedicata alle recensioni e alle schede bibliografiche, che testimonia l’attenzione della rivista per il dibattito intellettuale internazionale. Attraverso la discussione di opere recenti dedicate alla geopolitica, alla storia delle relazioni internazionali e alla teoria politica, questa sezione contribuisce a mantenere vivo il dialogo tra la ricerca accademica e la riflessione strategica.

Nel complesso, il numero LXXXII di Eurasia si distingue per la coerenza della sua impostazione analitica e per l’ampiezza dei temi affrontati. Pur muovendosi all’interno di una prospettiva interpretativa ben definita, la rivista riesce a offrire al lettore strumenti utili per comprendere alcune delle principali trasformazioni della politica internazionale contemporanea.

Il valore di questo fascicolo non risiede soltanto nelle singole analisi che esso propone, ma soprattutto nella capacità di costruire un quadro interpretativo organico delle dinamiche geopolitiche attuali. In un contesto mediatico spesso dominato da letture superficiali e frammentarie degli eventi internazionali, una pubblicazione come Eurasia svolge la funzione preziosa di restituire profondità storica e complessità teorica al dibattito pubblico.

Per queste ragioni, il numero dedicato alla strategia statunitense e al riarmo europeo rappresenta una lettura particolarmente stimolante per chiunque sia interessato a comprendere le logiche profonde della politica internazionale contemporanea. Non si tratta di una rivista destinata al consumo rapido dell’informazione, ma di uno strumento di riflessione che richiede al lettore attenzione e spirito critico, offrendo in cambio un’analisi articolata e talvolta provocatoria delle dinamiche geopolitiche del nostro tempo.

Proprio questa capacità di interrogare criticamente le narrazioni dominanti costituisce, in definitiva, uno dei principali meriti della rivista. Eurasia invita infatti il lettore a confrontarsi con interpretazioni alternative degli equilibri internazionali, stimolando una riflessione più ampia sulle trasformazioni dell’ordine mondiale nel XXI secolo.

In un’epoca segnata dal ritorno della competizione tra grandi potenze e dalla progressiva erosione delle certezze geopolitiche del passato, una simile prospettiva analitica non appare soltanto interessante, ma anche necessaria. Ed è proprio in questa capacità di offrire strumenti critici per orientarsi in un mondo sempre più complesso che risiede il contributo più significativo di questo numero della rivista.

Matteo Pio Impagnatiello 

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

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