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“Ciak, si censura!”: il libro che dà voce alle grida soffocate del Donbass e rompe il silenzio della censura

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Con “Ciak, si censura!”, secondo libro del giornalista freelance inviato nel Donbass Vincenzo Lo Russo, l’autore compie un’operazione editoriale dichiaratamente controcorrente: trasformare in testo scritto ciò che – secondo la sua prospettiva – non può più essere mostrato in formato audiovisivo a causa della censura che ha colpito i documentari di RT (Russia Today). È un’inversione del processo classico di adattamento: non dal libro al film, ma dal documentario al libro.

Il volume nasce dunque come risposta alla marginalizzazione mediatica di una certa narrazione del conflitto nel Donbass. Lo Russo si propone di “tradurre” in parola scritta, immagini, dialoghi e testimonianze raccolte negli anni, con l’intento di preservarne la memoria e renderle accessibili a un pubblico più ampio. L’operazione non è soltanto descrittiva, ma fortemente testimoniale: il cuore del libro risiede nei racconti dei civili, nella restituzione della loro disperazione e nella volontà di dare voce a chi – secondo l’autore – sarebbe sistematicamente escluso dal racconto dominante.

Dal punto di vista stilistico, il testo sembra costruito per evocare la dimensione visiva del documentario. Le scene vengono descritte con attenzione al dettaglio, ma è soprattutto nei dialoghi che emerge la cifra narrativa di Lo Russo: un approccio diretto, che privilegia l’immediatezza e l’impatto emotivo. Le interviste raccolte negli anni conferiscono al libro un impianto quasi corale, in cui il giornalista si pone come mediatore tra il lettore e le voci del territorio.

Significativa è la rete di figure che affiancano l’opera. L’introduzione è firmata da Ekaterina Yakovleva, produttrice e direttrice del canale RT Doc, mentre la prefazione è affidata ad Anna Soroka, commissario per i diritti umani della autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk. La presenza di queste firme colloca chiaramente il libro in un preciso perimetro politico e comunicativo, elemento che il lettore deve considerare per una valutazione critica consapevole.

Un passaggio interessante riguarda anche il riferimento all’artista Jorit, noto street artist autore di un murale a Mariupol, intervistato dall’autore mentre lavorava alla sua opera. Questo episodio introduce una dimensione culturale e simbolica che amplia lo sguardo oltre la cronaca strettamente bellica.

“Ciak, si censura!” è dunque un libro che si inserisce nel dibattito sull’informazione di guerra e sulla pluralità delle fonti. Non si limita a raccontare un conflitto, ma mette in discussione i meccanismi di produzione e diffusione delle notizie. È un testo che suscita confronto e richiede al lettore un atteggiamento più attento e critico verso la narrazione quotidiana del mainstream sugli eventi della guerra in Ucraina.

In definitiva, il libro si presenta come un’opera testimoniale, una riflessione sulla censura e sul potere delle immagini, ma anche un archivio di voci che l’autore ritiene oscurate. 

Un lavoro che, indipendentemente dalla posizione del lettore, invita a interrogarsi su chi racconta la guerra, da quale prospettiva e con quali strumenti.

Andrea Caldart

Link utili:

È già possibile preordinare il libro nelle librerie e nei marketplace:

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https://www.amazon.it/dp/8088478650/

Feltrinelli
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