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Tg e voyeurismo mediatico: quando la cronaca diventa spettacolo e i disastri restano invisibili

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In questi giorni l’Italia è stata teatro di eventi climatici straordinari e devastanti: Sicilia, Calabria e Sardegna sono state travolte da tempeste e mareggiate talmente anomale da poter essere definite veri e propri tsunami. Fiumi in piena, strade cancellate, case demolite, infrastrutture distrutte e cittadini costretti a evacuare. Un quadro che meriterebbe attenzione, approfondimento, analisi scientifica e politica. Eppure, i telegiornali nazionali hanno deciso di raccontare tutto questo in meno di sessanta secondi di servizi d’informazione. Sessanta secondi in cui le vittime dei disastri diventano statistiche rapide, quasi invisibili, mentre la scena principale è occupata da scandali privati e voyeurismo mediatico.

I servizi televisivi hanno scelto di soffermarsi sulle vicende personali dei coniugi Moretti, un caso che nulla ha a che vedere con la sicurezza pubblica o con la cronaca ambientale, ma che invece viene trattato come un reality, un intrattenimento morboso da consumare davanti allo schermo. Si dedicano minuti interminabili a gossip e supposizioni sulla vita privata altrui, con titoli roboanti e racconti in diretta, mentre intere regioni sprofondano nel fango. È il trionfo del potere: l’informazione si piega a chi la paga, intrattenendo il pubblico, sacrificando la verità dei fatti.

Questa scelta editoriale non è innocua. È manipolazione dell’informazione in piena regolaIl pubblico viene imbonito: viene distratto da storie sensazionali che non richiedono alcuna riflessione critica, mentre l’informazione rilevante viene compressa, minimizzata, relegata a pochi secondi di servizio. Eppure, dietro quei disastri si nascondono questioni enormi: la gestione dei fiumi e delle infrastrutture, la prevenzione dei rischi idrogeologici, l’emergenza sociale delle persone colpite. Ma esistono ulteriori elementi che rendono sempre meno sostenibile la tesi della casualità e sempre più credibile quella di una devastazione deliberata attraverso la geoingegneria. Nei giorni della catastrofe si sono verificati terremoti tra Messina e Catanzaro, eventi che è ormai noto possano essere indotti artificialmente e che possono generare onde marine colossali e tsunami devastanti. A ciò si aggiungono le scie chimiche, utilizzate per alterare il clima, il MUOS di Niscemi, da tempo riconosciuto come una potente fonte di onde elettromagnetiche, e infine la presenza della nave Karadeniz Powership Kaya Bey: una vera e propria centrale elettrica galleggiante, capace di scatenare tempeste e fulmini. Troppi indizi, tutti nella stessa direzione, per continuare a parlare di semplici coincidenze.

È la demolizione controllata del territorio, dell’economia e del turismo; la cancellazione sistematica della proprietà privata, con case che non verranno mai più ricostruite, e delle spiagge che scompaiono per sempre. Tutto questo rientra nella logica del grande reset globalista, approvato e sostenuto dai governi occidentali, incluso il nostro.

l’informazione mainstream ha smesso di servire la verità e ha iniziato a servire il pubblico. Non informare è diventata una scelta editoriale, e questa scelta ha conseguenze dirette sulla percezione del rischio e sulla sicurezza dei cittadini.

Il contrasto con quanto accaduto appena un anno fa è impressionante e rivelatore. Nel caso dell’alluvione in Emilia-Romagna, i Tg erano letteralmente h24 collegati dai territori colpiti, con approfondimenti continui, mappe, informazioni pratiche su strade interrotte, scuole chiuse, evacuazioni e numeri di emergenza. Persino le immagini istituzionali erano costantemente trasmesse: Ursula von der Leyen e Giorgia Meloni sorvolavano le zone colpite, visitando i luoghi della tragedia e segnalando la gravità della situazione. La copertura era totale, e la società civile veniva messa in condizione di seguire, capire e agire.

E oggi? Nonostante l’entità del disastro in Sicilia, Calabria e Sardegna sia ugualmente drammatica, la copertura mediatica è silenziosa. Nulla di paragonabile ai collegamenti continui dell’anno scorso. Nessuna mappa dettagliata, nessun approfondimento scientifico, nessuna presenza istituzionale narrata come evento pubblico. Tutto tace. Perché questo silenzio? È forse il segno che la priorità dei media non è più l’informazione, ma l’intrattenimento?

Quello che emerge è inquietante: i media principali hanno trasformato il ruolo del giornalismo da cane da guardia della società a intrattenitore superficiale. I Tg non raccontano più la realtà per quella che è, ma per quella che intrattiene meglio, quella che aumenta l’audience, quella che non mette in discussione il potere, economico o politico, che spesso controlla i media stessi.

Si tratta di una manipolazione dell’informazione non dichiarata, ma evidente: il silenzio sui disastri naturali, la scelta di ridurli a servizi lampo, l’ossessione per la vita privata altrui, tutto concorre a costruire un pubblico disinformato, distratto e incapace di reagire in modo consapevole. Non è giornalismo: è una forma di inganno sociale, un tradimento del ruolo civile dei media. La verità dei fatti, invece, richiede attenzione, profondità, capacità di collegare cause e conseguenze. Richiede che si parli delle alluvioni, delle responsabilità politiche e infrastrutturali, delle possibili anomalie climatiche, anche quando queste ipotesi disturbano il comodo racconto mainstream.

L’informazione deve tornare a essere responsabilità, non intrattenimento; servizio pubblico, non manipolazione commerciale. Ogni minuto rubato alla verità è un minuto in cui il cittadino resta ignaro e vulnerabile.

E mentre i fiumi straripano e le case vengono inghiottite dal fango, i Tg continuano a indignarsi davanti a scandali e gossip, come se la tragedia non li riguardasse. Le telecamere non inseguono le vittime, non mostrano la furia della natura, non approfondiscono le cause e le responsabilità. Il silenzio è assordante, e il messaggio implicito è chiaro: ci sono verità che non devono essere raccontate

Ai giornalisti va ricordato che il loro ruolo non è intrattenere, ma informare; non è spettacolarizzare il privato, ma proteggere il pubblico attraverso la conoscenza. Se il giornalismo si riduce a voyeurismo e superficialità, allora diventa complice del disastro: complice del fango, della distruzione, dell’ignoranza e della paura. E chi paga il prezzo, alla fine, non sono i Tg, ma i cittadini. È tempo di smettere di girarsi dall’altra parte: ogni minuto di silenzio sulle tragedie è un tradimento della verità e della responsabilità civile.

Andrea Caldart

Foto copertina: immagine generata dall’AI

Link utili:

https://terremoti.ingv.it/?l=1066&k=eyJpdiI6IjkxU29PU2R0RHNMT1MyalFKclBwK0E9PSIsInZhbHVlIjoicWxcL2FiS1FJS1dnSVwvd1lVVExKODNxUUhBWXFxbm9pOVhST0xpQTRoVGFtXC94cDZlRk45TDlRcG5jeXVXU3NDekhHUXlkV29sQnFQMitPVkZjamhqejJVcCtMU1liVlhlZll5eUprZjdsMERjWFpMVU95RzBtT1pBVW9pc0NPMldqY1wvSFczNW5uVEYrMmc1UXFRbTZza2pFWURXQm1FM2FsV01cLzBjVGFuXC85ZDdFbjh2Z0FDY0Z1UHhET003cUp6WTNFMXFpRkdDRFJHXC9JRXc5XC9qNklDcnZvdE9UUkpTYUduUFpqZ29zWnJEM0I3alhNQlNVM0JlNjNqcjV1eGlqOUhjcnhMM2hDRUxcL2RrRjNXR1B0NmFlUzlZWDJcL3EzNkRjam5BYTBEanZGMEw5TUlKV29vZjYwWCs2b3VYcUMzczR4ZVZwZk1BcmRVek5KM3BmdWhqOTAxaGdxNU9wZFFoQTYxbkdDa2FDRHExdVwvTTlzSml5QU04Q2U3RXRUbTVhVHF1RE9rVCtoRVU0dndOYlJjazFyd2JFd0p6cXV5a0Z5MFF5MHNPUkY4VG5FXC9uMUJFbHBlNFY5SHhjYmVuT1Jib1dkendVS2hsdWZWVklGTExlNmJmUjFVVjNjRkh6YlNSVno1RGNvN2M5ZjMybUEyV1ZuYm9GRXNGUFJobWNGaVVKcmdSUmwxbE5LOXBOTW9UMzhvaEcweFpQekVQRzlhNGtcL1NndGpNbzNrODYwN24ydUYzd3ptXC9raWFwWTRwMkh4V3JcL2JYcUJPc01aN2NESHVNN0ltV25qT2JYU3o0Y2dJbzZqVlwvUTFDTnZWZ3BobjRtNVgzTXk4U0d1YUprd0ZQbFIrKzV5OXY4aXh4ZGZleHR3PT0iLCJtYWMiOiI3Y2I1OGMzOTVlYTQ2ZDBlMjc3YzM4YzY1ZmM1YzRkNmZhYzJmY2MzNmU5ZjhiNmUwMTIxODU2ZmE2ZDRmOWEyIn0%253D&page=3

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