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Home Attualità Italia Roma chiama alla sbarra la responsabilità istituzionale: la giustizia guarda in faccia lo Stato?

Roma chiama alla sbarra la responsabilità istituzionale: la giustizia guarda in faccia lo Stato?

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Venerdì 17 ottobre, ore 9:30. Al Tribunale Penale di Piazzale Clodio non si consumerà una semplice udienza, ma un momento che potrebbe segnare una frattura nella narrazione ufficiale della pandemia. Per la prima volta, figure di vertice del Ministero della Salute dell’epoca della pandemenza, dovranno presentarsi davanti a un giudice per rispondere non solo a un atto processuale, ma a una richiesta morale che sale dal Paese: chi doveva intervenire per preparare l’Italia alla minaccia che incombeva, perché non lo ha fatto?

Per anni si è parlato di “fatalità”, di “evento imprevedibile”, di “onda anomala”. Eppure, i documenti internazionali lanciavano allarmi chiari. Le strutture sanitarie non avevano una strategia aggiornata, e quel vuoto, diventato politico prima ancora che tecnico, ha generato morte e disorientamento. Questa è la voragine su cui ora la giustizia è chiamata a puntare lo sguardo.

Se il processo andrà avanti, sarà la prima occasione in cui lo Stato dovrà confrontarsi con le proprie omissioni davanti a chi ha perso tutto. Non più solo numeri, grafici e conferenze stampa, ma nomi, volti, storie interrotte. Ed è su quel piano umano che la responsabilità politica assume un peso che nessun atto amministrativo può alleggerire, perché la società civile non si accontenta più del silenzio.

Da ogni parte d’Italia stanno arrivando a Roma i familiari che hanno trasformato il proprio lutto in azione civica. Non chiedono risarcimenti simbolici. Chiedono che venga riconosciuto un principio: l’incarico pubblico comporta dovere, vigilanza e lungimiranza. Chi era in posizione di guida doveva prevedere, agire, proteggere, invece ormai dai tanti documenti che anche tanti giornalisti liberi stanno facendo emergere, la storia è completamente diversa dalla propaganda narrata all’epoca, e che purtroppo continua.

In molti saranno lì a sostenere i loro legali, fianco a fianco, nella convinzione che la giustizia non è un privilegio, ma un diritto. “È un’azione che incarna il senso civico di tutti i cittadini esposti all’emergenza senza adeguata protezione”, affermano dal direttivo di #Sereniesempreuniti. “Chi era preposto alla tutela della salute pubblica – aggiunge l’avvocata Consuelo Locati – dovrà rispondere delle omissioni davanti alla legge e davanti ai cittadini italiani”.

Le istituzioni, in quelle settimane cruciali, non hanno adeguato strumenti, piani, protocolli e soprattutto, hanno risposto a logiche di enti sovranazionali ed imposizioni di Bruxelles. E quella carenza, oggi al centro del procedimento, non è un dettaglio tecnico, ma il punto in cui si misura la coerenza tra il ruolo dello Stato e la fiducia dei cittadini in un processo che va oltre l’aula.

Venerdì non sarà solo l’avvio di un percorso giudiziario: sarà un banco di prova per la democrazia, perché un Paese maturo non teme di giudicare i propri vertici quando è in gioco la dignità delle vittime.

Se l’udienza si aprirà davvero a questo confronto, il processo diventerà una pagina di memoria collettiva, un atto pubblico capace di restituire voce a chi per troppo tempo è stato relegato a semplice “danno collaterale”.

E allora il tribunale di Roma potrebbe diventare qualcosa di più di un’aula giudiziaria: potrebbe diventare un luogo di verità, dove la giustizia, finalmente, smette di essere percepita come un rito e torna a essere ciò che dovrebbe sempre essere: la protezione degli ultimi di fronte all’inadempienza dei primi. Il giudice, in quel momento, non sarà soltanto un arbitro di norme, ma il custode di una verità che il Paese attende da anni. La toga che indosserà non rappresenterà soltanto la legge, ma il confine sottile tra l’oblio e la memoria, tra l’impunità e la dignità civile.

Perché quando la politica abdica al suo dovere e la storia presenta il conto, la giustizia diventa l’ultimo luogo in cui i cittadini possono ancora riconoscersi come comunità.

E venerdì, in quell’aula, il Paese intero guarderà non solo gli imputati, ma lo sguardo del giudice per capire se è lo sguardo del Popolo italiano.

Andrea Caldart

Fuori dal Silenzio

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