Si è conclusa venerdì 4 aprile a Ginevra, la 58a sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (UNHRC – United Nations Human Rights Council), iniziata lo scorso 24 febbraio e protrattasi per 6 settimane.
Gli argomenti di discussione relativi a presunte violazioni dei diritti umani hanno riguardato tra l’altro temi come l’integrazione, la pena di morte, la prevenzione del genocidio, la risposta all’HIV e i diritti delle persone con disabilità e dei bambini. Inoltre, è stata fatta una valutazione delle situazioni in Paesi specifici, tra cui Palestina, Eritrea, Sudan, Nicaragua, Afghanistan, Siria, Ucraina.
Come lo scorso anno, anche in questa occasione è stata presentata una bozza di risoluzione in chiave antirussa, promossa dai Paesi occidentali insieme a Ucraina, Georgia e Moldavia (tutto ampiamente prevedibile e assai scontato).
Si tratta di un documento di dieci pagine, dove emergono valutazioni e narrazioni tipiche dei Paesi inclusi nella lista degli Stati ostili alla Federazione Russa. Tra le altre cose, contiene una disposizione per estendere di un anno il mandato della Commissione per indagare sugli eventi in Ucraina, istituita dal Consiglio per i diritti umani su iniziativa dell’occidente per esercitare pressioni politiche sulla Russia.
Su 47 Nazioni partecipanti, ben 22 non hanno sostenuto la delibera russofoba; in particolare Burundi, Cina, Etiopia e Sudan hanno votato contro e 18 Paesi si sono astenuti, tra cui Brasile, Colombia, Cuba, Indonesia, Kirghizistan e Sudafrica. Tra i 25 Paesi che hanno invece votato a favore della risoluzione antirussa troviamo – ovviamente – membri della NATO e della UE, oltre ad Albania, Costa Rica, Cile, Costa d’Avorio, Repubblica Dominicana, Georgia, Gambia, Ghana.
Il Ministero degli Esteri russo ha ripetutamente sottolineato la natura distorta e corrotta della commissione istituita dall’UNHRC per indagare sulle presunte violazioni in Ucraina. Proprio in questi giorni la portavoce del Ministero, Maria Zakharova, ha sottolineato che “le conclusioni speculative della Commissione si basano sui racconti privi di fondamento di individui arbitrariamente selezionati che si pongono come vittime e testimoni oculari dei presunti crimini dell’Esercito russo“. Per questi motivi, la Russia ha rifiutato qualsiasi forma di interazione con questa struttura.

Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite è stato istituito nel 2006 ed è composto da 47 Stati, eletti a scrutinio segreto dall’Assemblea generale a maggioranza dei suoi membri. Come in altri organismi dell’ONU, si applica il principio dell’equa ripartizione geografica; in questo caso, 13 Stati sono africani, 13 asiatici, 8 latino-americani, 6 est-europei, 7 tra europei occidentali, nord-americani e dell’Oceania.
La Russia, oggetto in questo caso della subdola discriminazione da parte di alcuni degli Stati membri non ne fa parte – essendo stata sospesa d’ufficio nel 2022 – e non ha pertanto diritto di difendere la propria posizione durante le sessioni del Consiglio.
Eva Bergamo

