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“Libertà senza volto e libertà con radici: il paradigma occidentale e il modello iraniano”

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41a Conferenza Internazionale sui Diritti delle Nazioni e le Libertà Legittime nel pensiero dell’Ayatollah Khamenei.

Si è tenuta giovedì 10 luglio 2025 una significativa pre-sessione della 41a Conferenza Internazionale sui Diritti delle Nazioni e le Libertà Legittime nel pensiero dell’Ayatollah Khamenei, intitolata “Libertà senza volto e libertà con radici: il paradigma occidentale e il modello iraniano”. 

L’evento, organizzato dall’Istituto di Ricerca del Consiglio dei Guardiani in collaborazione con l’Istituto Culturale della Repubblica Islamica dell’Iran in Italia, ha visto la partecipazione di eminenti giuristi e professori italiani e iraniani.

Il Dott. Abbas Ali Kadkhodaei, giurista membro del Consiglio dei Guardiani, ha approfondito la visione islamica, sottolineando che la libertà ha una dimensione spirituale e mira alla realizzazione della perfezione umana, distinguendosi da visioni secolari. Ha ribadito che la libertà è sempre accompagnata da doveri e responsabilità, non essendo una licenza per la dissolutezza, e che le limitazioni sono plasmate dalle norme religiose e dalla buona morale, mirando alla giustizia. La libertà nell’Islam si distingue dal modello occidentale principalmente per i suoi confini, il suo scopo e la supervisione. Mentre in Occidente è spesso legata a interessi materiali e individualismo, nell’Islam deve servire la giustizia, la crescita morale e l’eccellenza sociale. La Costituzione iraniana riconosce diverse libertà come quella di espressione, riunione e credo.

Il Dott. Daniele Trabucco, professore di Diritto pubblico comparato e costituzionale, ha illustrato il costituzionalismo liquido occidentale. Questo modello, frutto della modernità, è descritto come svincolato da ogni fondamento sostanziale, basato su un relativismo normativo che privilegia la procedura sul contenuto e il consenso sulla verità. Le Costituzioni occidentali, in questa visione, sono norme fluide e adattabili, con diritti fondamentali non radicati nella natura umana. Si basano su un’antropologia debole, con l’uomo che ha perso ogni ancoraggio metafisico o teologico. Di segno opposto è l’impianto costituzionale dell’Iran post-rivoluzionario. La Costituzione iraniana è l’espressione di un ordine giuridico che si vuole radicato nell’Islam sciita duodecimano, con una concezione trascendente della legge. Qui, la sovranità popolare è accolta, ma subordinata alla sovranità divina, custodita dal Velayat-e faqih (la guida suprema dei giurisperiti). Questo modello è identitario, ancorato a una tradizione teologica, a una visione teleologica dell’uomo e della società, e a un’idea integrale di giustizia. Non teme di affermare forti contenuti etici, distinguendo il vero dal falso e il giusto dall’ingiusto. Le norme costituzionali non sono modificabili in base al mutamento delle opinioni, ma restano vincolate a un principio superiore, inattingibile dalla dialettica parlamentare o giurisprudenziale. 

La Dott.ssa Hoda Ghaffari, giurista e professoressa associata, ha definito la libertà come “libertà responsabile”, principio fondamentale radicato nella Costituzione iraniana. Ha spiegato che la libertà, nella prospettiva iraniana, non è mai assoluta, poiché la “libertà illimitata porta alla sua stessa negazione e distruzione” e impone sempre limiti a tutela della società e dei diritti altrui. La Costituzione iraniana, che fonda il sistema sull’Islam e sul repubblicanesimo, sancisce la dignità umana e la sua “libertà accompagnata da responsabilità di fronte a Dio Onnipotente”. Questo la rende un binomio inseparabile di “diritto e dovere”.

Il Dott. Aldo Rocco Vitale, professore di Filosofia del Diritto, ha sollevato interrogativi sulla reale libertà dell’uomo occidentale, citando la pervasività tecnologica, l’ibridazione tra governo e interessi privati, il disfacimento morale e l’erosione della prospettiva trascendente come sintomi di un “fraintendimento della libertà in Occidente”.

Il Dott. Seyed Majid Emami, Direttore dell’Istituto Culturale dell’Iran a Roma, ha ribadito che la libertà è una componente dinamica e fondamentale del sistema iraniano, con la Costituzione che dedica il Capitolo 3 ai diritti della nazione, affrontando le libertà politiche e sociali. L’istituzionalizzazione di tali libertà è un processo complesso. Ha auspicato che si possa approfondire queste questioni, come fatto dall’Allameh Motahari, che ha messo in evidenza la libertà spirituale come base della libertà sociale.

Infine, il Dott. Don Roberto Caria, professore di Morale Sociale, ha contribuito con la prospettiva cattolica, evidenziando che la libertà di coscienza scaturisce dalla libertà religiosa e che la norma suprema della vita umana è la legge divina, oggettiva e universale. Ha suggerito che nel sistema teocratico iraniano emerge un maggiore equilibrio nella concezione della libertà religiosa, poiché la vita pubblica e privata è fondata sull’ordine divino, riconoscendo e rispettando minoranze religiose come Zoroastriani, Ebrei e Cristiani, garantendo loro libertà di culto e autonomia nelle proprie norme private.

La conferenza ha dunque evidenziato come l’esperienza iraniana suggerisca un percorso in cui diritto e giustizia non siano separati, ma ricondotti a un principio unitario superiore all’uomo e alla politica, e come questo possa essere un modello anche per altri sistemi giuridici anche se non strettamente islamici. 

Tutti i partecipanti hanno auspicato una maggiore collaborazione tra accademici iraniani e italiani, affinché si possa conoscere l’altro, rispettarlo e migliorare le proprie società, salvaguardando le vere libertà, con questo augurio la rettrice della SSML/Istituto di grado universitario “San Domenico” di Roma, Dott.ssa Adriana Bisirri, ha annunciato l’inizio di corsi legati alla lingua persiana e cultura iraniana presso il suddetto Ateneo.

Redazione

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

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