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L’e-mail di Serrano prova che il pregiudicato Epstein era in contatto con Bergoglio

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Lo pseudo-artista autore del blasfemo “Piss Christ” chiedeva a Epstein un incontro privato con “papa Francesco”

Tutti parlano degli Epstein files, ma nessuno osa citare uno scabroso carteggio fra Jeffrey e suo fratello Mark che pone al centro l’antipapa Bergoglio. 

Approfittiamo per segnalarvi un software gratuito, www.jmail.world, che permette di leggere le famigerate email di Epstein come se si potesse entrare direttamente nella sua posta elettronica, rendendo molto più semplice il districarsi tra milioni di file. La casella “Original document” conduce poi  direttamente al pdf della email messo a disposizione dal Dipartimento di Giustizia americano. 

Basta inserire nella casella di ricerca la parola “Pope” e si trovano riferimenti a Francesco decisamente disturbanti. 

Vi è uno scambio in particolare, del 23 settembre 2015, quando Mark Epstein scrive al fratello Jeffrey:

“You’re probably smart enough to get out of town when the pope is here, but if you’re in NYC, he will be staying around the corner from you. You should invite him over for an egg cream and exchange stories. I’m going to London on the 1st for a couple of days, and then to Italy for a few more. I haven’t been in London since I visited you there, with Paula and Seymour, in 1985. I’m expecting to still not like the place. I’m having dinner with Aldine while there. (no, I’m still not going to fuck her).” 

e cioè:

“Probabilmente sei abbastanza furbo da andartene fuori città quando il Papa è qui, ma se per caso sei a New York, alloggerà proprio dietro l’angolo da te. Dovresti invitarlo a bere un egg cream e scambiarvi qualche storia. Il primo andrò a Londra per un paio di giorni, poi in Italia per qualche altro giorno. Non torno a Londra da quando ti ho fatto visita lì, con Paula e Seymour, nel 1985. Mi aspetto che il posto continui a non piacermi. Mentre sono lì cenerò con Aldine. (No, non ho ancora intenzione di scoparmela).”

In effetti, il 24 settembre, il sedicente papa Francesco sarebbe giunto in visita a New York, alloggiando nel palazzo del nunzio apostolico, nella 71esima strada, a pochi metri dalla residenza di Jeffrey Epstein, nella 72esima.

Prima domanda: per quale motivo Jeffrey Epstein avrebbe dovuto lasciare New York a causa della presenza così ravvicinata di Bergoglio? Forse si conoscevano, la gente lo sapeva e non era il caso di dare spazio a vociferazioni? 

Del resto, le prime indagini formali su Epstein emergono a partire dal 2005. Fu nel marzo di quell’anno, infatti, che la polizia di Palm Beach, in Florida, aprì un’inchiesta dopo la denuncia dei genitori di una ragazza di 14 anni, molestata nella villa di Epstein. Nel 2006, dopo ulteriori testimonianze di altre giovani, la polizia aveva ottenuto documenti per accusare Epstein di molteplici reati sessuali su minori, sfociati poi in un patteggiamento controverso. Nel 2008 Epstein si è dichiarato colpevole per reati minori (prostituzione) in un accordo segreto, scontando solo 13 mesi con libertà di lavoro.

A fronte di ciò, occorre rilevare un’email del 18 settembre 2015 che dimostra inequivocabilmente come Epstein avesse contatti diretti con Bergoglio. A scrivere è lo pseudo-artista Andres Serrano, quello che, nel 1987 era diventato famoso scattando una foto del Crocifisso immerso nell’urina. Serrano, lo ricordiamo, sarà accolto nel 2023, con particolare calore, da Bergoglio che lo saluterà alzando simpaticamente il pollice. 

Nella e-mail del 18 settembre 2015, Serrano chiede a Epstein: 

Nella email del 18 settembre 2015, Serrano chiede a Epstein: 

“Caro Jeffrey, spero tu stia bene. C’è qualche possibilità che tu possa organizzare per noi un incontro col papa?”. Epstein risponde: “La lista è piena, chiedo”. Serrano: “Grazie”. 

Lo scambio con Serrano dimostra che, nel 2015, Epstein pur essendo già stato indagato per crimini sessuali, e dopo aver patteggiato, aveva contatti con Bergoglio tanto stretti da potergli presentare persone – peraltro della caratura del blasfemo artista Serrano – per incontri privati. E’ infatti impossibile che Epstein potesse organizzare un incontro ufficiale, sia perché passando attraverso la Prefettura della Casa Pontificia le visite sono pubbliche, sia perché difficilmente gli scabrosi trascorsi tanto del presentante quanto del presentato avrebbero reso possibile un incontro per vie istituzionali.

Tornando all’email di Mark Epstein, risulta che questi, pur non partecipando ai crimini del fratello Jeffrey, certamente condivideva con lui confidenze di natura sessuale. Ce lo dimostra il riferimento a quella tale Aldine, nella email sopra citata, verso la quale Mark Epstein alludeva in modo inequivocabile. 

Sappiamo anche che Jeffrey Epstein usava spesso metafore alimentari per accennare a pratiche sessuali o a persone abusate, come per la famosa “pizza” con cui viene definita una ragazzina. https://www.lastampa.it/esteri/2026/02/06/news/se_la_ragazzina_e_una_pizza_il_codice_epstein_per_l_fbi-15496685/

Ora, l’egg cream cui Mark Epstein fa riferimento nella email è ufficialmente una bevanda iconica di New York, composta da acqua frizzante, latte intero e sciroppo al cioccolato. La preparazione è nota per produrre una schiuma bianca sulla sommità del bicchiere.   

Tuttavia, secondo l’Urban dictionary, il dizionario che raccoglie milioni di espressioni gergali in inglese, l’egg cream può riferirsi allo sperma, 

https://www.urbandictionary.com/define.php?term=egg%20cream mentre con “Cream egg” viene definito qualcosa di ancor più disgustoso e irripetibile. 

Oltre al tono erotico-goliardico dell’intera email, che il riferimento alla bevanda di Mark Epstein potesse celare fin dall’inizio un sottinteso osceno, appare confermato dalla risposta inequivocabile e ripugnante di Jeffrey Epstein riferita a Bergoglio:  

“I thought I’d invite him for a massage. So when he hears oh Jesus I’m coming. He feels happy.”

vale a dire:

“Avevo pensato di invitarlo per un massaggio. Così, quando sente “Oh Gesù, sto venendo”, si sente felice”.

Finora abbiamo quindi un Epstein, pregiudicato per reati sessuali, che conosce direttamente Bergoglio e che si propone di offrirgli prestazioni oscene. Magari solo una battuta, ma che certo non giova all’immagine dell’antipapa. 

C’è però ancora da rilevare che da altre email, risulta come Steve Bannon manifestasse a Jeffrey Epstein la volontà di silurare in qualche modo Bergoglio. Citiamo dall’Huffington Post: 

«“Butteremo giù Francesco“, “Will take down Francis”. Lo scambio di messaggi tra Steve Bannon, ex strategist di Donald Trump, e il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, sembra portare alla luce l’ambizione di far cadere Papa Francesco. I testi sono compresi negli Epstein files desecretati dal Dipartimento di Giustizia americano e documentano l’intenzione di usare come arma i dossier su omosessualità e pedofilia. L’intenzione di Bannon è documentata nel giugno 2019, quindi poche settimane prima dell’arresto di Epstein (6 luglio 2019) e dimostra anche che Bannon era rimasto in stretto contatto con Epstein sino alla fine (morirà in carcere a Manhattan il 10 agosto 2019)».

L’interrogativo è ovvio: se Epstein era solito ricattare i potenti tramite dossier compromettenti, a fronte di quanto sopra esposto, è possibile che Bannon potesse essersi rivolto a Epstein per ottenere materiale compromettente su “papa Francesco” in modo da ottenere lo scopo di “buttarlo giù”? 

Questo ancora non lo sappiamo, ma è decisamente plausibile, considerato il quadro complessivo. 

Una cosa è certa: i cattolici non si scandalizzino perché Bergoglio non è mai stato papa dato che Benedetto XVI non ha mai abdicato, ma nel 2013 ha reagito al colpo di stato ordito ai suoi danni emanando una decisio, un decreto penale con cui annunciava la sua sede impedita e la prossima usurpazione del papato. Tutto ciò è stato depositato da chi scrive nel 2024 presso il Tribunale penale vaticano che ha aperto un’indagine della quale non si sa più nulla, nonostante vari solleciti e una petizione pubblica: https://www.petizioni.com/al_promotore_di_giustizia_vaticano_richiesta_di_notizie_su_istanza_papa_benedetto_xvi.  L’inchiesta riassuntiva è liberamente scaricabile da qui: https://www.codiceratzinger.eu/pdf

Ad oggi, la Chiesa di Leone, ufficialmente da ritenersi antipapa in quanto eletto anche dai 108 falsi cardinali bergogliani, ma forse legittimamente restaurato sul Soglio petrino con una segreta elezione da parte dei 25 autentici cardinali elettori, rischia grossissimo: la linea – per ora –  sembra infatti essere quella dell’insabbiamento totale della questione, nella pia illusione che i fedeli e gli uomini di buona volontà che hanno scoperto l’usurpazione ai danni di papa Ratzinger possano accontentarsi di qualche segnale “in codice”, come il ripristino della mozzetta rossa, della sigla P.P. dopo la firma, o dello stemma sulla fascia. 

Bene farebbe Prevost a dire tutta la verità sull’antipapa Francesco prima che qualche atroce scandalo possa coinvolgere un Bergoglio ancora ritenuto dal mondo il legittimo 266° pontefice romano. Sarebbe una atroce catastrofe che trascinerebbe nel baratro anche Leone XIV. 

L’unica possibilità, ancora una volta, viene da Benedetto XVI, l’ultimo, sicuro legittimo Pontefice Romano e Vicario di Cristo. Basterebbe dare seguito a quanto da lui predisposto con quella sua decisio dichiarata pubblicamente e ufficiale e salvare così la Chiesa da un Vajont di fango che sembra essere pronto ad esplodere.

Andrea Cionci

Fuori dal Silenzio

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