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Il funerale negato: la cancellazione del 18 marzo è un crimine morale e politico

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Il 18 marzo 2026 avrebbe dovuto essere un giorno di lutto nazionale in memoria di tutte le vittime del Covid. Un giorno in cui i familiari delle 200.000 vittime del Covid avrebbero potuto piangere pubblicamente i loro cari, celebrare una funzione religiosa collettiva e vedere finalmente riconosciuto il dolore che hanno sopportato in silenzio per anni. Invece, la cerimonia prevista a Santa Maria degli Angeli a Roma è stata cancellata. Una cancellazione che non può essere definita con eufemismi: è un affronto abominevole, un insulto diretto a chi ha perso i proprio cari e ancora oggi cerca di trasformare il lutto privato in memoria pubblica.

Non si tratta di un incidente organizzativo. Non è una semplice disputa burocratica. La cancellazione è un atto deliberato, e il suo significato è chiaro: la verità deve rimanere nascosta, e la memoria dei morti deve essere sepolta dall’oblio politico e istituzionaleNegare un funerale collettivo significa dichiarare che il dolore dei cittadini non conta, che le famiglie non meritano il riconoscimento della loro sofferenza, che la tragedia più grande degli ultimi decenni deve restare invisibile.

Chi ha cancellato la cerimonia ha scelto di dare un colpo al cuore di chi attendeva, da anni, un momento pubblico di lutto. La politica, le istituzioni e persino la Chiesa, attraverso la scelta della Chiesa di Leone XIV di non garantire la funzione religiosa, hanno dimostrato che l’occultamento della verità è più importante del rispetto per i defunti. Non parliamo di numeri astratti: parliamo di 200mila vite spezzate, di famiglie devastate, di persone che avrebbero avuto il diritto di commemorare i loro morti insieme, in un rito che avrebbe consacrato la memoria collettiva.

Il messaggio è spaventoso e chiarissimo: parlare di Covid, dei morti reali, dei danni creati e persino dei milioni di danneggiati dai vaccini deve rimanere un tabù. Ogni parola, ogni gesto che ricordi la tragedia reale deve essere soffocata. E allora si cancella una cerimonia, si negano riti funebri pubblici, si vieta il lutto collettivo. La memoria diventa un fastidio, la verità un pericolo, e chi tenta di mantenerla viva viene messo a tacere dall’apparato politico, istituzionale e religioso.

In qualsiasi altra epoca, un funerale collettivo sarebbe stato un atto sacro, un diritto fondamentale, un gesto di civiltà. Nel 2026, invece, diventa un atto sovversivo da reprimere. È incredibile e vergognoso. Le famiglie che speravano di vedere riconosciuto pubblicamente il loro dolore vengono derise, ignorate, punite. Si nega loro la possibilità di trasformare il lutto privato in memoria collettiva, e si sancisce che la vita dei loro cari non aveva valore.

Non è solo una questione di dignità personale: è una questione politica. Negare un funerale collettivo significa ammettere, implicitamente, che la tragedia Covid è stata gestita, e anche creata, in modo tale da proteggere interessi sovranazionali, silenziare responsabilità e occultare errori. La cancellazione diventa allora uno strumento di controllo sociale: chi detiene il potere decide quali morti si possono commemorare e quali devono restare nell’oblio. È un messaggio terrificante: il dolore delle persone è subordinato agli interessi del sistema, e chi prova a ricordare rischia di essere cancellato insieme ai propri cari.

la Chiesa, che dovrebbe essere garante della memoria e del rito, diventa complice silenziosa. La scelta della Chiesa di Leone XIV di non celebrare la funzione religiosa è un atto grave, un gesto che mostra quanto la gerarchia ecclesiastica possa piegarsi a logiche politiche e sovranazionali, dimenticando il suo ruolo morale e spirituale. Cancellare un funerale collettivo è un atto che travalica la semplice amministrazione religiosa: è una violenza simbolica, un tradimento verso le vittime e le loro famiglie, e un colpo alla coscienza pubblica.

Non si può nascondere l’evidenza: la cancellazione del 18 marzo è un atto di censura deliberata. È un chiaro segnale che parlare di Covid e delle sue conseguenze è ancora considerato pericoloso. Che raccontare le morti, i danni e la sofferenza è scomodo. Che chi detiene il potere teme la memoria più di quanto rispetti la vita. È un crimine morale, politico e religioso che non può essere ignorato.

I familiari meritavano un funerale collettivo. I morti meritavano memoria. La società meritava verità. Invece hanno ricevuto silenzio, oblio e negazione. Non si può liquidare così la memoria dei martiri del Covid. Non si può trasformare la commemorazione pubblica in un atto proibito. La cancellazione della cerimonia è un atto di violenza istituzionale, una dichiarazione chiara: il lutto delle persone non conta, il dolore deve essere soffocato, e la verità rimarrà nascosta finché qualcuno non avrà il coraggio di gridarla.

Il 18 marzo 2026 rimarrà nella storia come il giorno in cui la memoria è stata negata, ma non può cancellare ciò che è reale. I morti continueranno a esigere rispetto, i familiari continueranno a chiedere verità, e la storia registrerà con lucidità chi ha scelto di occultare, chi ha piegato la Chiesa, chi ha calpestato la dignità umana per convenienza politica. Il funerale negato non è solo un rito mancato: è un crimine contro la memoria, un affronto alla morale e un segnale terribile per tutti noi.

E chi ha deciso di cancellarlo dovrebbe ricordare questo: la memoria dei vivi e dei morti non può essere spezzata da decreti, silenzi o complicità istituzionali. Prima o poi, la verità emerge sempre. E quando lo farà, chi ha negato il funerale collettivo dovrà rispondere davanti alla storia, davanti alla coscienza pubblica e davanti alle famiglie che oggi piangono, private oggi, come allora, della possibilità di onorare i loro cari.

Il funerale negato è il simbolo più chiaro e crudele del disprezzo delle istituzioni verso la vita e la verità. È un avvertimento: chi osa ricordare rischia di essere cancellato. Ma la memoria non si cancella così facilmente. I morti non saranno dimenticati. E il mondo dovrà finalmente fare i conti con chi ha scelto di occultare la tragedia.

Andrea Caldart

Fuori dal Silenzio

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