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Gaza: tragica situazione degli ospedali, uno sguardo alle condizioni lavorative dello staff medico

“L’unica cosa peggiore delle urla di un paziente sottoposto a un intervento chirurgico senza sufficiente anestesia, sono i volti terrorizzati di coloro che aspettano il loro turno”, queste le parole rilasciate ai media da un chirurgo ortopedico di 51 anni, Nidal Abed, che è costretto a operare i pazienti ovunque sia possibile, sul pavimento, nei corridoi, in stanze stipate con un sovraffollamento di feriti.

In assenza di sufficienti forniture mediche e di acqua potabile, lo staff medico è costretto ad arrangiarsi con tutto ciò riesce a trovare, come vestiti per le bende, aceto per l’antisettico, aghi da cucito al posto di quelli chirurgici e così via.

A causa del blocco israeliano che ha tagliato l’energia elettrica e le forniture di cibo e altri beni di prima necessità, gli ospedali della Striscia di Gaza sono ormai al collasso. 

Inoltre, il carburante per i generatori si sta esaurendo e all’ospedale Nasser, nella città meridionale di Khan Younis, infermieri e assistenti chirurgici sono costretti a tenere i loro telefoni sopra il tavolo operatorio, guidando i chirurghi con le torce elettriche nel corso delle operazioni. 

All’ospedale Shifa, il più grande di Gaza, l’unità di terapia intensiva funziona con generatori, ma la maggior parte degli altri reparti sono ormai senza elettricità. 

Nonostante l’avvertimento israeliano di evacuazione impartito nei giorni scorsi, il centro medico continua a curare un altissimo numero di pazienti e oltre dieci mila palestinesi sfollati a causa dei bombardamenti si sono rifugiati all’interno del complesso ospedaliero.

“C’è carenza di tutto e abbiamo a che fare con interventi chirurgici molto complessi. Queste persone sono tutte terrorizzate, e lo sono anch’io, ma non c’è modo di evacuare”, ha dichiarato il chirurgo Abed, che lavora con Medici Senza Frontiere, all’Associated Press dall’ospedale Al Quds. 

Il chirurgo ha usato l’aceto domestico preso da un negozio vicino all’ospedale come disinfettante fino all’esaurimento delle scorte. Ora, pulisce le ferite con una miscela di soluzione salina e acqua inquinata che sgorga dai rubinetti a causa dei tagli sull’acqua.

I primi viveri, acqua e medicinali sono arrivati a Gaza dall’Egitto verso la fine del mese scorso, dopo essere rimasti bloccati al confine per giorni. 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che quattro camion del convoglio di venti camion trasportavano farmaci e forniture mediche.

Tuttavia, gli operatori umanitari e i medici hanno spiegato che “Non è abbastanza per affrontare la crescente crisi umanitaria di Gaza” e Medhat Abbas, funzionario del ministero della Sanità gestito da Hamas, ha dichiarato “È un incubo. Se non arrivano altri aiuti, temo che arriveremo al punto in cui andare in ospedale farà più male che bene”.

In assenza di sufficienti forniture mediche e di acqua potabile, gli operatori sono costretti ad arrangiarsi con tutto ciò che riescono a trovare.

Alcuni utilizzano aghi da cucito per suturare le ferite, cosa che secondo il chirurgo potrebbe causare un danneggiamento dei tessuti. La carenza di bende ha costretto i medici ad avvolgere i vestiti intorno a grandi ustioni, il che, secondo lo staff medico, potrebbe causare infezioni. 

La scarsità di impianti ortopedici ha costretto i medici a servirsi di comuni viti che, naturalmente, non si adattano alle ossa dei pazienti. Infine, non essendoci sufficienti scorte di antibiotici, ai pazienti che soffrono di terribili infezioni batteriche vengono somministrate singole pillole, anziché cicli multipli.

I feriti dei bombardamenti aerei stanno sovraccaricando le strutture ospedaliere, che non hanno abbastanza letti per tutti.

Secondo quanto dichiarato dalla testimonianza del chirurgo “è sconvolgente dover scegliere a quali pazienti dare la priorità. Bisogna decidere. Perché molti non ce la faranno”.

Flavia De Michetti

Fuori dal Silenzio

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