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Home Attualità Mondo Gaza: tra la morte nelle macerie e i premi delle menzogne c’è un vergognoso crimine che l’Europa benedice

Gaza: tra la morte nelle macerie e i premi delle menzogne c’è un vergognoso crimine che l’Europa benedice

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In questo momento, mentre leggiamo queste righe dal conforto delle nostre case, a Gaza la farina non è più considerata cibo. È sopravvivenza. È ossigeno. È vita. Ed è sotto assedio. I camion degli aiuti, pochi, insufficienti, ritardati e depredati, vengono accolti da folle disperate, uomini, donne e bambini che inseguono speranza sotto i droni, sotto i colpi dei cecchini, sotto la minaccia costante di una morte che arriva silenziosa e puntuale.

È ormai evidente un disegno criminale che affonda le sue radici in decenni di storia: l’eliminazione sistematica di un popolo per appropriarsi delle sue terre. Un copione tragicamente noto, già visto con numerose minoranze etniche come i nativi d’America, i Maya, gli Aztechi e gli Inca, e che oggi sembra ripetersi, più recentemente, con quanto accaduto agli abitanti di Maui.

Questo è un genocidio e il mondo lo sta lasciando accadere.

Israele, sotto la guida di Benjamin Netanyahu, oggi formalmente ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità, ha trasformato Gaza in un laboratorio del terrore. La distruzione sistematica di ogni forma di vita civile, l’annientamento di interi quartieri, ospedali, scuole, infrastrutture idriche ed elettriche: tutto concorre a una sola cosa, innegabile, brutale, lucidamente perseguita, la cancellazione del diritto all’esistenza per un intero popolo.

Gaza, per Israele, non deve avere diritto a una terra. Né a una casa. Né a un futuro.

Non è più possibile nascondersi dietro la parola “conflitto”. Non è più ammissibile parlare di “difesa”. Questo è sterminio. E ogni tentativo di distorcere la realtà, ogni copertura parziale, ogni silenzio assordante dei media occidentali è una complicità. Una complicità che diventa orrore nel momento in cui si trasforma in premiazione, celebrazione, cooperazione politica.

E sul sistema costruito sul saccheggio delle risorse, sull’annientamento dell’altro, troviamo oggi quella fredda creatura che è diventata l’Occidente, spietata, plasmata su un capitalismo finanziario che non tollera ostacoli, che consuma vite come fossero numeri, che misura tutto in profitti, anche il sangue, uccidendo la pietà, sopprimendo il senso di giustizia e deridendo la solidarietà.

E ora, lo vediamo in tutta la sua nudità: l’Occidente di oggi è quello rappresentato in maniera emblematica dalle classi dirigenti statunitensi e israeliane, fautori di guerre, occupazioni e apartheid. Ma non meno colpevole è quella miserabile servitù che si fa portavoce dell’Unione Europea, che recita il copione delle alleanze atlantiche con voce rotta dall’obbedienza, incapace di scegliere la dignità. Non sono solo complici: sono ingranaggi attivi in un sistema di abiezione morale, forse senza precedenti.

E mentre a Gaza atrocemente si muore di migliaia in migliaia ogni giorno, in Italia Matteo Salvini riceve il Premio Israele-Italia 2025. Un premio che suona come una medaglia all’indifferenza, una stretta di mano tra governi ciechi, sordi e guastati da interessi geopolitici e ideologici che nulla hanno a che fare con i diritti umani o la giustizia. Non lo percepiamo come un premio, ma semmai come una dichiarazione che, i diritti umani sono validi solo per chi se li può permettere. Che la vita vale solo quando appartiene ai “giusti”.

La riflessione è dura, ma inevitabile: ricevere un premio da Israele oggi non è diplomazia, è complicità. È legittimare una politica di annientamento che non distingue tra civili e combattenti, tra bambini e miliziani, tra pane e bomba. I premi delle complicità tra governi non costruiscono la pace, la disarmano. La tradiscono.

Chi oggi ha voce, chi ha potere, chi governa, non potrà mai dire di non sapere.

E noi? Noi giornalisti, noi cittadini, noi coscienze inascoltate non possiamo restare in silenzio. Non possiamo continuare a fingere che Gaza sia lontana. È vicinissima. È lo specchio della nostra incapacità di dire basta.

Anche perché Gaza ormai quasi non esiste più, e i pochi palestinesi che sopravviveranno, o verranno deportati o saranno trucidati, il tutto per permettere la libera colonizzazione da parte degli ingordi avvoltoi.

Non si tratta più solo della Palestina. Si tratta del futuro dell’umanità. Di ciò che accettiamo. Di ciò che perdoniamo. Di ciò che lasciamo che si ripeta.

Chi tace di fronte al genocidio, lo autorizza. Chi premia i suoi autori, lo perpetua.

E questa vergogna, la nostra vergogna, non potrà essere cancellata con nessun premio, con nessun discorso, con nessuna diplomazia. È una macchia che resterà. Una vergogna che grida che il tempo per fingere neutralità è finito.

Gaza è il nostro specchio: chi tace, uccide.

Andrea Caldart

Fuori dal Silenzio

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