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Diritto, Potere e Fondamento: i Professori Rudi Di Marco e Daniele Trabucco alla Universidade Europeia di Lisbona

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Si è svolta il 20 maggio 2026, presso la Universidade Europeia di Lisbona, Campus Quinta do Bom Nome, la Conferenza internazionale dal titolo “Direito constitucional em mudança: um olhar a partir de Itália”, dedicata alle trasformazioni del diritto costituzionale contemporaneo osservate a partire dalla prospettiva italiana.

Ospiti invitati come visiting professors, su invito del prof. Pedro Velez, sono stati il prof. Rudi Di Marco, docente di Diritto privato e Filosofia del diritto presso l’Istituto Universitario SSML San Domenico di Roma, e il prof. Daniele Trabucco, docente di Diritto costituzionale e Diritto pubblico comparato presso il medesimo Ateneo.

Un momento dell’incontro

L’incontro si è svolto in un clima di particolare intensità accademica e di straordinaria accoglienza istituzionale. I relatori sono stati ricevuti dalla Direttrice del Dipartimento e dalla comunità scientifica dell’Universidade Europeia, alla presenza di un’aula gremita di studenti, ricercatori e docenti. La partecipazione attenta del pubblico, il dibattito finale e il vivo apprezzamento tributato agli interventi hanno conferito all’evento il carattere di un autentico momento universitario, nel senso più nobile del termine: luogo di ricerca della verità, di confronto razionale e di interrogazione critica sui fondamenti dell’ordine giuridico e politico.

Il prof. Rudi Di Marco ha aperto la sessione con una relazione dedicata al tema del rapporto tra diritto e diritti umani, ponendo al centro della propria riflessione la problematicità filosofica del concetto moderno di “diritti umani”. L’intervento ha evidenziato come tale categoria, quando venga separata da un fondamento ontologico, metafisico e giusnaturalistico, rischi di trasformarsi in una costruzione puramente storica, mutevole e volontaristica. In questa prospettiva, i diritti non appaiono più come espressione di un ordine oggettivo della giustizia, ma come pretese soggettive progressivamente moltiplicabili, prive di un criterio ultimo di verità e di misura.

La relazione del prof. Di Marco ha così messo in luce una delle aporie centrali della modernità giuridica: l’affermazione universale dei diritti presuppone un fondamento universale, ma la cultura giuridica contemporanea, avendo spesso reciso il legame con la natura, con l’essere e con il fine proprio dell’uomo, fatica a giustificare razionalmente ciò che pure proclama come indisponibile. Ne deriva una tensione interna al linguaggio dei diritti: essi pretendono assolutezza, ma vengono frequentemente pensati entro categorie relativistiche; invocano dignità, ma spesso senza chiarirne il fondamento; aspirano alla giustizia, ma rischiano di ridursi a strumenti di legittimazione del desiderio individuale o della decisione politica contingente.

A seguire, il prof. Daniele Trabucco ha sviluppato una relazione sul tema dell’organizzazione del potere politico, affrontata alla luce del diritto naturale classico e della tradizione filosofico-giuridica aristotelico-tomista. L’intervento ha posto in questione la concezione meramente procedurale del potere, oggi largamente dominante, secondo la quale la legittimità dell’autorità dipenderebbe quasi esclusivamente dalla conformità a regole formali, dal consenso numerico o dalla produzione normativa positiva.

Prof. Daniele Trabucco

Il prof. Trabucco ha invece richiamato la necessità di pensare il potere politico non come pura forza legalizzata, né come semplice tecnica di organizzazione sociale, ma come realtà ordinata a un fine: il bene comune. In tale prospettiva, il potere non è legittimo soltanto perché esercitato secondo procedure, ma perché orientato alla giustizia, alla verità dell’ordine umano e alla custodia della natura razionale e sociale della persona. La crisi del costituzionalismo contemporaneo è stata così letta come crisi del fondamento: quando il diritto positivo si emancipa da ogni riferimento a un ordine oggettivo del giusto, esso rischia di diventare produzione normativa autoreferenziale, incapace di distinguere stabilmente tra legalità e giustizia, tra volontà e ragione, tra decisione e verità.

Entrambi gli interventi hanno offerto una lettura critica delle trasformazioni del diritto contemporaneo, mostrando come le attuali categorie giuridiche — diritti, costituzione, sovranità, potere, dignità, libertà — non possano essere comprese adeguatamente senza risalire alle loro premesse filosofiche. La Conferenza ha così rappresentato non soltanto un’occasione di approfondimento giuridico-costituzionale, ma anche un momento di riflessione teoretica sulle radici ultime dell’esperienza giuridica.

Il pubblico ha seguito con grande attenzione le relazioni, dando vita a un dibattito particolarmente partecipato e culturalmente significativo. Gli interventi dei professori Di Marco e Trabucco sono stati molto apprezzati e salutati da un caloroso applauso finale, a conferma dell’interesse suscitato da un’impostazione capace di coniugare rigore scientifico, profondità filosofica e attualità delle questioni affrontate.

L’iniziativa ha inoltre posto le basi per una futura e fattiva collaborazione tra l’Istituto Universitario SSML San Domenico di Roma e la Universidade Europeia di Lisbona, nella prospettiva di promuovere ulteriori momenti di ricerca, scambio accademico e cooperazione scientifica sui temi del diritto costituzionale, della filosofia del diritto, della teoria politica e dei fondamenti dell’ordine giuridico.

La Conferenza di Lisbona ha confermato, in definitiva, l’esigenza di tornare a interrogare il diritto non soltanto nella sua dimensione normativa, ma nella sua radice più profonda: quella del rapporto tra legge e giustizia, tra potere e verità, tra ordinamento positivo e ordine naturale.

Redazione 

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

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