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Diritto, Diritto Naturale e Dialogo tra Tradizioni Giuridiche

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Il prof. avv. Rudi Di Marco ospite all’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran per l’11 febbraio 2026

Nella giornata di ieri, presso l’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran in Italia, si sono svolte le celebrazioni per l’11 febbraio 2026, ricorrenza che segna il quarantasettesimo anniversario della Rivoluzione islamica (1979–2026). La tradizionale festività nazionale ha offerto, accanto alla dimensione istituzionale e rappresentativa, un’occasione di incontro e confronto culturale, volta a favorire la conoscenza reciproca e a consolidare canali di dialogo tra mondi giuridici e sensibilità politico-culturali differenti.

Prof. Avv.to Rudi Di Marco

Tra gli ospiti invitati, il professor Avvocato Rudi Di Marco, professore strutturato di Filosofia del diritto, Filosofia della politica e Istituzioni di diritto privato presso la SSML/Istituto di grado universitario “San Domenico” di Roma, intervenuto in nome e per conto dell’Ateneo e del Polo territoriale Unidolomiti di Belluno. La presenza del docente si è collocata nel segno di una rappresentanza accademica che intende contribuire, con gli strumenti propri della riflessione scientifica, al rilancio di un dialogo non meramente formale, ma orientato a contenuti sostanziali e a prospettive di collaborazione.

Un colloquio improntato a cordialità e concretezza

Nel corso dell’incontro, il prof. avv. Rudi Di Marco ha avuto modo di intrattenere un colloquio con Sua Eccellenza l’Ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran in Italia, in un clima di sincera cordialità istituzionale e di attenzione ai grandi temi della convivenza. Lo scambio di considerazioni, sviluppatosi con tono franco e costruttivo, ha toccato nodi centrali dell’attualità: la funzione ordinante del diritto nelle società contemporanee; il rapporto tra legalità e legittimità; il ruolo delle istituzioni nella tutela della persona; la necessità di evitare che la dimensione normativa si riduca a tecnica priva di orientamento.

In tale cornice, è emersa l’idea che la cultura giuridica, quando resta fedele alla sua vocazione, non è un lessico “accessorio” della politica, ma la sua premessa: perché un’azione pubblica giusta esige criteri, limiti e finalità che precedono la mera efficacia del comando.

Il diritto naturale come terreno comune di razionalità pratica

Un punto qualificante del dialogo è stato rappresentato dal riferimento al diritto naturale, inteso come orizzonte di razionalità pratica capace di parlare, in forme diverse, a tradizioni giuridiche anche lontane. Lungi dall’essere una categoria museale o una formula astratta, il diritto naturale è stato richiamato come possibile ponte concettuale: uno spazio in cui interrogarsi su ciò che fonda la giustizia, su ciò che rende umana la legge, sui limiti intrinseci del potere, sull’esigenza di un ordine giuridico che non si esaurisca nel dato positivo, ma sappia misurarsi con l’istanza del vero e del giusto.

Da questa prospettiva, il dialogo tra istituzioni e mondo accademico può trovare un terreno serio e fecondo: non la diplomazia delle parole vuote, bensì la ricerca di quelle coordinate comuni che consentono di orientare l’agire pubblico verso la dignità della persona e verso la pace.

Cultura, conoscenza reciproca e collaborazione fattiva

Le celebrazioni dell’11 febbraio, nel quadro del quarantasettesimo anniversario della Rivoluzione islamica, hanno quindi assunto anche il significato di una opportunità culturale: conoscere più da vicino la storia, la complessità e la ricchezza di un grande popolo, quello iraniano, e comprendere come in esso si intreccino identità, istituzioni e visioni del mondo.

In tale contesto, la partecipazione del prof. avv. Rudi Di Marco – in rappresentanza dell’Ateneo e del Polo territoriale Unidolomiti di Belluno – ha inteso segnalare l’importanza di una collaborazione che prenda avvio dal pensiero per tradursi in prassi: scambi scientifici, momenti di studio comparato, dialogo tra scuole filosofiche e giuridiche, iniziative formative capaci di costruire, con gradualità e realismo, una rete di relazioni fondata sul rispetto e sulla serietà dei contenuti.

Un segno pubblico nel nome della pace

Quando il confronto si radica nel riconoscimento della centralità del diritto e nell’apertura alla dimensione del diritto naturale come criterio critico e orientativo, esso può divenire non soltanto incontro, ma progetto: un modo di pensare che innerva l’azione politica e giuridica, e un modo di agire che rende credibile il pensiero.

La giornata di ieri, 11 febbraio 2026, si consegna così come un momento significativo di dialogo istituzionale e culturale, nel quale l’anniversario nazionale iraniano è diventato anche occasione per ribadire che la pace non si improvvisa: si costruisce, pazientemente, attraverso parole vere, concetti robusti e relazioni capaci di generare collaborazione fattiva.

Redazione

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

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