Noi umbri conosciamo da tempo Brunello Cucinelli di Solomeo e, senza ombra di dubbio, risulta oltre modo pacifico che i suoi capi di abbigliamento in cachemire siano di una classe e di una bellezza chic e non imitabili.
Anche nel prezzo aggiungo io.
25 anni fa un mio amico mi regalò una sciarpa di tale imprenditore (finita di pagare il mese scorso) e l’ho messa una sola volta e poi riposta in una cassetta di sicurezza alla Banca d’Italia per paura di rovinarla.
È considerato un imprenditore illuminato, un filosofo al pari di Massimo Cacciari laddove però ho gravi riserve se lo sia davvero o sia più semplicemente un grandissimo imprenditore che ha capito che cosa si voglia far sentir dire il popolo e apparendo – agli occhi degli stolti – come un esempio di semplicità fonetica e di pensiero e decretando che lo stesso sia per me un genio a tutto tondo, ricchissimo tra l’altro dopo la quotazione in borsa, non all’OVS o da Zara.
E’ sempre stato considerato vicino alla sinistra moderata per quel suo modo spiccio di affrontare le cose e in difesa dei suoi dipendenti – trattati (mi dicono) con guanti bianchi di cachemire – al fine della produzione della ricchezza, la Sua.
Un self made man che incarna lo spirito capitalistico anglosassone ma applicato in una terra – l’Italia- che invece rispedisce al mittente chi non omologato al sistema.
Ma con le frasi pronunciate dal nostro eroe tramutato in oracolo di Delfi che appaiono come l’incarnazione di un capitalismo dal volto umano o di un socialismo paritetico, Cucinelli è riuscito a farsi perdonare da noi italiani- invidiosi per natura – un successo planetario innegabile.
Cioè con poche frasi ben assestate è riuscito ad aggirare l’ostacolo dell’invidia tutta italiana al punto di venire sdoganato dalla sinistra stessa che vede in Lui il cardine di un nuovo umanesimo.
E la destra umbra e governativa a seguire.
E già fa ridere così.
In questi giorni è uscito un film, girato da Giuseppe Tornatore premio Oscar (Nuovo Cinema Paradiso) e musica di Piovani premio Oscar (La vita è bella), dal titolo “Brunello Cucinelli, un visionario garbato”.
Il titolo è sicuramente azzeccato perché Cucinelli è un visionario sicuramente e garbato anche, ma avrei visto meglio un titolo più pregnante come “Cucinelli, un grandioso p…..o”.
Questo perché – al di là del riconosciuto garbo pubblico in doppio petto che se lo indossassi io sembrerei un portuale di Genova (con tutto il rispetto per loro sia chiaro)- più che un visionario lo ritengo un genio della finanza e dell’immagine al punto di essere celebrato in vita come un esempio da seguire, manco fosse un novello Adriano Olivetti.
O un Gabriele D’Annunzio il vate irraggiungibile.
Quest’ultimo a Gardone Riviera e quest’altro a Solomeo, nuovo Vittoriale degli Italiani.
La critica cinematografica e i quotidiani governativi parlano di un capolavoro e non credo che possa essere diversamente stante la presenza di Tornatore, il menestrello del main stream de noantri dotato di una poesia che abbiamo ammirato quando dirigeva Philippe Noiret nel caldo dell’amata Sicilia.
E Piovani ha fatto il resto.
Quindi un ‘operazione commerciale spettacolare tesa alla glorificazione eterna in vita di un imprenditore che sa il fatto suo ma con il declamato garbo che dire paraculaggine pare brutto.
Nulla da eccepire se non la presa d’atto che in Italia, se si sanno usare le corde giuste e strizzare l’occhio ad una sinistra radical chic, si può perdonare anche il capitalismo più sfrenato e con capitale Capalbio in Maremma.
Ne consegue che si è abbandonata la lotta di classe per esaltare il male dell’occidente che è il capitalismo qui passato per umanesimo e non per i dividendi di borsa per come invece è, con buona pace di tutti.
E tutti ad applaudire – nessuno escluso – questo novello Parmenide di Elea che ha indicato la via iniziatica non alla verità come il filosofo citato, ma al profitto.
Detto ciò, questo mio scritto non è una critica all’imprenditore ma alla politica della sinistra al caviale e pariolina che – ottusamente – ha sposato la upper class italiana e tradendo il suo mandato di difesa per il salario e l’occupazione esaltando l’agiografia del capitalismo con il docu-film da me citato.
E tutto nasce da un equivoco di fondo laddove si afferma che Cucinelli incarni un nuovo umanesimo che nel XV secolo aveva come punto centrale il valore dell’uomo con la sua virtusquando in realtà il valore dell’uomo è solo in funzione della produzione del lavoro e della ricchezza facendo diventare Adam Smith che ci scrisse un libro nel 1776 il vero visionario della questione.
E tutto è in funzione di avere un po’ di sconto quando si andrà a comprare un maglione senza ricorrere ad un finanziamento come invece fanno gli operai e i manovali.
Pecunia non olet.
Filippo Teglia – Avvocato cassazionista penalista, pubblicista, giurista e docente universitario a contratto
In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it
Foto copertina: immagine generata dall’IA

